Green Deal europeo: le posizioni degli eurodeputati. Opportunità per ambiente ed economia; costi sociali, aggravi per le imprese

(Bruxelles) Il Green Deal europeo, presentato oggi a Bruxelles dalla Commissione von der Leyen, ottiene il sostegno dei principali gruppi al Parlamento europeo – pur con alcune critiche e sottolineature diverse – e una opposizione di fondo, sostenuta da vari argomenti, dalla destra e dalla sinistra dell’emiciclo. Esther De Lange, eurodeputata tedesca dei popolari, spiega che il suo gruppo “condivide l’obbligo morale di proteggere il pianeta”; “siamo l’ultima generazione a poterlo fare. Una politica industriale coerente e un ambizioso accordo verde devono andare di pari passo, mettendo insieme il meglio per fornire soluzioni intelligenti”. Iratxe García, socialdemocratica spagnola, afferma: “Oggi è stato presentato un nuovo modello di crescita per trasformare l’Ue in una società più giusta e prospera”. Un modello dovrebbe basarsi su “tre pilastri”: un pilastro verde per raggiungere gli obiettivi climatici, un pilastro rosso per garantire una forte dimensione sociale e uno finanziario, in base al quale “il bilancio dell’Unione a lungo termine dovrebbe fornire risorse sufficienti per raggiungere tali obiettivi”. Dacian Ciolos, romeno, liberale, sostiene: “Avremo successo solo se trasformeremo questa sfida in un’opportunità”. Ciolos richiama al contempo la necessità di un “duplice approccio alla digitalizzazione e alle tecnologie verdi”.
Per i verdi interviene il belga Philippe Lamberts, che chiede all’Unione di “impegnarsi per una riduzione del 65% delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2030 e di garantire risorse sostenibili, biodiversità e combattere l’inquinamento”. Silvia Sardone, italiana, del gruppo Identità e democrazia, critica duramente il Green Deal per il possibile “impatto sociale ed economico in vista del raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050″. Ryszard Legutko, conservatore polacco, ha affermato che la Commissione “dovrebbe collaborare con gli Stati membri, che stanno per discutere gli obiettivi di riduzione delle emissioni in seno al Consiglio europeo”. E accusa: “la Commissione sta cercando di impadronirsi del potere degli Stati membri?”. Manon Aubry, francese, esponente della Sinistra unita, parla di un patto verde alternativo a quello della Commissione von der Leyen, che prevede tasse sul carbonio, sulla plastica e sul cherosene e misure vincolanti per una riduzione delle emissioni del 70% per realizzare una transizione più “umana ed ecologica”.

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