Dialogo interreligioso: al via la XXIII edizione del “Tertio Millennio Film Festival”. 9 pellicole in concorso

“Io sono. Tu sei. Riconoscersi fratelli”. È dedicata al dialogo interreligioso la XXIII edizione del “Tertio Millennio Film Festival” che si svolgerà alla Casa del cinema di Roma dal 10 al 13 dicembre per iniziativa della Fondazione Ente dello Spettacolo. Sono 9 i lungometraggi in concorso, film di azione e documentari provenienti da tutto il mondo (quattro di questi sono i candidati dei rispettivi Paesi per la candidatura all’Oscar come miglior film straniero). Si tratta di lavori che mettono al centro al centro quest’anno la domanda sulla possibilità di “un dialogo autentico”. Faranno parte della giuria rappresentanti di diverse religioni, musulmani (Ucoii e Coreis), ebrei (Ucei), buddisti (Unione Buddhista Italiana), induisti, chiese protestanti (Associazione Protestante Cinema “Roberto Sbaffi”) e per la Conferenza episcopale italiana, l’ufficio ecumenismo e dialogo. Durante il Festival, prenderanno la parola giovani filmaker e grandi autori e sarà presentata l’esperienza del “Festival”nelle scuole con ragazzi provenienti da diverse zone d’Italia che da mesi stanno lavorando su questi temi. Tra gli appuntamenti in calendario, la Fondazione sottolinea l’evento di venerdì 13 dicembre con il card. Gianfranco Ravasi che dialogherà sulla prassi religiosa del “fare cinema” con Giuseppe Tornatore, il primo a ricevere venti anni fa il Premio Robert Bresson istituito dall’Ente dello Spettacolo.
“Davanti alla differenza di religione, di etnia, di genere, di cultura, di censo sociale”, scrive il presidente della Fondazione mons. Davide Milani nella presentazione dell’evento, “si è tentati ad operare una restrizione del campo di azione, la delimitazione delle esperienze solo a quelle zone ritenute più sicure, la confidenza a persone e situazioni che già si conoscono e ‘sono come noi’”. Per questo quest’anno è stato scelto “il dialogo” come “direzione di cammino del nostro Festival”. “La Fondazione Ente dello Spettacolo scrive don Giuliano Savina, direttore dell’Ufficio Cei per il dialogo – sta investendo energia culturale per favorire la comprensione delle radici comuni nelle differenze delle nostre identità religiose contribuendo, così, più efficacemente, all’edificazione di una società che apprezza la diversità e favorisce il rispetto, la fratellanza e la convivenza pacifica. Ma questo implica educare alla conoscenza della cultura, del modo di pensare, della lingua che la pedagogia performativa dei testi sacri è efficacemente capace di generare in noi proprio nell’atto di potenza della trasmissione”.

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