Diocesi: Milano, Giornata Caritas. Mons. Delpini, “primo frutto della conversione a Dio è l’ascolto della voce dei poveri”

“Un primo frutto della conversione a Dio è l’ascolto della voce dei poveri. C’è una attenzione all’informazione criticamente valutata che diventa doverosa per ascoltare coloro che nessuno ascolta, per comprendere quello che sta succedendo, per riconoscere le ingiustizie che girano per il mondo, talora mascherate di buoni sentimenti e di provvedimenti intelligenti”. Mons. Mario Delpini, arcivescovo di Milano, interviene alla Giornata diocesana di Caritas ambrosiana con una relazione dal titolo “Il grido dei poveri e della terra occasione di conversione”. “Nel mondo delle informazioni controllate, finalizzate all’incremento del potere dei potenti e delle vendite dei prodotti, la vigilanza critica, l’esercizio del pensiero, la pratica del confronto sono attenzioni che predispongono a una carità intelligente”, afferma. “Un frutto irrinunciabile è la pratica della carità intelligente che costituisce la sapienza di Caritas ambrosiana. La carità che stabilisce relazioni prima che donazioni, che nel soccorrere riabilita, che risponde al grido non per tacitarlo con l’elemosina, ma per chiamare colui che grida”. “Un frutto, forse troppo difficile eppure irrinunciabile, è la profezia, cioè quel dare voce alla terra che grida per avere ricevuto il sangue delle vittime. Nella tradizione biblica – aggiunge il vescovo – i profeti si sono fatti voce della protesta contro l’ingiustizia, contro il lusso sfacciato alla faccia dei poveri (guai a chi costruisce la sua casa senza giustizia e i suoi piani superiori senza equità, fa lavorare il prossimo per niente, senza dargli il salario: Ger 22,13), contro la prepotenza che prevarica sui deboli, contro i seminatori di menzogna e di discordia, contro l’idolatria e le pretese di sacrifici degli idoli”.
“I profeti si sono fatti voce di Dio per la denuncia e l’appello alla conversione. Perciò si sono resi impopolari e antipatici e si sono esposti alla persecuzione”. “Nel tempo della tragedia di Gerusalemme il salmista tra i motivi di desolazione la mancanza dei profeti: non ci sono più profeti e tra noi nessuno sa fino a quando (Sal 74,9). Noi potremmo avere la fierezza di annunciare: eccoli i profeti, sono tornati”.

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