Cure palliative: mons. Paglia (Pav), “Chiesa a favore, serve maggiore diffusione”. Presentato a Buenos Aires documento tre religioni abramitiche contro eutanasia

foto SIR/Marco Calvarese

La Chiesa è a favore delle cure palliative e della “rivoluzione medica” che queste esprimono e che è ancora “poco attuata”. Lo ha ribadito mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita (Pav), parlando al Congresso internazionale di bioetica in corso a Buenos Aires (Universidad Catolica Argentina). Il presule ha spiegato che l’Accademia segue un’indicazione specifica arrivata da Papa Francesco nel 2015, resa concreta con convegni e la pubblicazione di un “Libro bianco per la maggiore diffusione delle cure palliative” (in inglese, tedesco, italiano), cui ha fatto seguito la Dichiarazione delle tre religioni abramitiche contro l’eutanasia e per le cure palliative firmata il 28 ottobre in Vaticano e presentata a Buenos Aires nel corso di una cerimonia interreligiosa. Al documento ha aderito il deputato Omar Abboud, presidente della Commissione cultura. “È un evento di grande rilievo – ha detto mons. Paglia – che le grandi religioni monoteiste abramitiche trovino un’intesa per esprimere insieme il loro impegno per scongiurare ogni scorciatoia che indebolisca quella solidarietà capace di far fronte alla sofferenza e al limite che la morte rappresenta”. “Anche quando non si può guarire, possiamo alleviare il dolore e la sofferenza e continuare a prenderci cura della persona. Il paziente inguaribile non è mai incurabile”. Le cure palliative e la concreta vicinanza all’altro forniscono elementi importanti per valutare “la proporzionalità” dei trattamenti per il malato: “l’autonomia” va insieme con la “prossimità amorevole” perché “la vita e la libertà sono sempre intessute di relazioni con gli altri: non sono mai del tutto privatizzabili”. Il rifiuto di ogni forma di eutanasia e del suicidio assistito, ha concluso mons. Paglia, “deve collegarsi alla maggiore diffusione delle cure palliative. Per la Chiesa è un compito urgente di vicinanza ai più deboli”.

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