Messico: strage mormoni. Vescovi, “dolore e indignazione”

“Esprimiamo il nostro dolore e indignazione per questi delitti che toccano le fibre più sensibili. Il crimine si è rivolto contro donne e bambini di una famiglia. Ancora una volta un grido che sorge nel deserto. Regnano la desolazione, lo scoraggiamento, la frustrazione. In preghiera per questa famiglia e per il Messico”.

Questo il contenuto del tweet del segretario generale della Conferenza episcopale messicana, mons. Alfonso Gerardo Miranda Guardiola, in seguito al massacro avvenuto lunedì nel nord del Messico, al confine tra gli Stati di Sonora e Chihuahua, contro una nota famiglia di mormoni, i LeBarón. Nove le vittime di un attentato, tre donne e sei minori, alcuni dei quali sono stati bruciati vivi dentro la loro auto che ha preso fuoco. Altri otto minori sono riusciti a fuggire; sei di loro hanno riportato ferite. La comitiva era da poco partita dalla propria residenza di Galeana, nel Chihuahua, quando è stata intercettata dalla banda criminale appena entrata nel Sonora. Le autorità hanno ipotizzato che le due auto siano state attaccate per errore, ma la specificità della comitiva e soprattutto i precedenti attacchi dei narcos alla famiglia fanno invece pensare a un attacco intenzionale.
La denuncia è stata data dal leader della famiglia Julian. I LeBarón sono i discendenti di una delle principali famiglie di mormoni trasferitesi nel nord del Messico nel diciannovesimo secolo, quando erano perseguitati negli Stati Uniti per la loro poligamia. Godono della doppia cittadinanza, messicana e statunitense. L’ex candidato alla presidenza Usa, Mitt Romney, è parente alla lontana di alcuni membri della famiglia. Julian LeBarón in questi anni si è opposto alle bande dei narcos in modo aperto, ricevendo già in passato attacchi e minacce. Ma mai gravi come questo gesto efferato.

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