Diocesi: mons. Perego (Ferrara) su richiedenti asilo a Ravalle, “comprendo le preoccupazioni ma sentiteli una risorsa”

“Penso, e non credo di sbagliarmi, che questi 35 giovani, la cui età media è di 20 anni, possano diventare la più grande opportunità che in questi ultimi 20 anni Ravalle ha avuto a disposizione per uno sviluppo e una crescita, per un rinnovamento”. Lo afferma l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego, in una lettera aperta inviata ai presbiteri della nascente unità pastorale di Vigarano, ai fedeli, alle persone e famiglie di Ravalle rispetto alla notizia che un gruppo di circa 35 richiedenti asilo possa venire ospitato in una villa padronale di Ravalle. “Comprendo bene le vostre preoccupazioni, soprattutto oggi che l’accoglienza – con i cambiamenti introdotti dai Decreti sicurezza – non favorisce la distribuzione delle persone richiedenti asilo in maniera diffusa in tutti i paesi”, sottolinea l’arcivescovo che richiama il rischio “di ridurre ogni progetto a pura assistenza senza prospettive, e di produrre di fatto un abbandono a se stessi di questi giovani” considerato anche “la non costruzione di un percorso di conoscenza necessario per accogliere e la mancanza di opportunità di una frazione con soli 300 abitanti”.
Mons. Perego inviata però ad “un accostamento realistico” a questa nuova realtà. E spiega “solo in che senso” questi richiedenti asilo “potranno essere una straordinaria opportunità per voi”. “Anzitutto sono dei giovani” che “hanno voglia e speranza di realizzare qualcosa” e “possono essere considerati vostri figli, affidati alle vostre cure, ma per questo hanno bisogno non solo di essere accolti, ma anche accompagnati, aiutati a sentirsi parte di una comunità, attivi, impegnati”. “Occorre che si costruiscano per loro possibilità di lavori socialmente utili, di servizio civile”, suggerisce l’arcivescovo, sicuro che “il vostro paese sarà così più pulito, più ordinato, più custodito”. Poi “bisogna impegnarli nello studio e nella scuola”, nella conoscenza della lingua italiana. “Bisogna aiutarli a pregare, a continuare a credere”, “bisogna accompagnarli nella salute”. Per questo, l’esortazione di mons. Perego, “non consegnate ad altri questi giovani, ma sentiteli una risorsa, un dono di Dio per la comunità e loro daranno il meglio proprio per questa vostra comunità. Chiedetelo con forza alle Istituzioni, chiamate a tutelare il diritto costituzionale dei richiedenti asilo e rifugiati: non solo di essere e dare una casa a questi giovani – attraverso una proprietaria e un’associazione –, ma perché crescano come persone attive, dentro la comunità, e anche dentro la parrocchia”. L’arcivescovo chiede a tutti di “non essere solo spettatori e giudici, ma collaboratori attivi dentro un progetto di crescita e sviluppo della vostra comunità”. “Chiudersi, disinteressarsi, lamentarsi porterebbe solo a morire lentamente. Può valere la pena tentare questo investimento, questo scatto non solo di umanità, ma anche di intelligenza nel valutare cosa può essere utile a tutta la comunità”, osserva mons. Perego, “disponibile ad “approfondire la questione” anche con la collaborazione della comunità ecclesiale.

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