Diocesi: Firenze, 600 anni dall’istituzione della metropolia. Card. Betori, “manifestazione del grande abbraccio dell’uomo a Dio”

“Quando eressero questa cattedrale, i nostri antichi volevano manifestare con la sua grandezza l’ampio l’abbraccio con cui volevano accogliere Dio in mezzo alla città per farlo diventare una presenza viva tra gli uomini, ma grande anche per dire come la Chiesa volesse abbracciare tutto il popolo fiorentino”. Lo ha detto l’arcivescovo di Firenze, il card. Giuseppe Betori, nell’omelia che ha pronunciato ieri sera durante la messa presieduta in cattedrale, nella solennità della sua dedicazione, nel 600° anniversario della istituzione della metropolia fiorentina. “Un’immagine, quella dell’abbraccio, che appare di particolare significato oggi, mentre facciamo memoria del decreto con cui il Papa Martino V, 600 anni fa, eresse la Chiesa fiorentina a Sede metropolitana – ha aggiunto -, unendola quindi al Papa con un particolare legame e legando ad essa con vincoli di più stretta fraternità alcune diocesi vicine”. Segnalando che “la corporeità di Gesù è il nuovo spazio sacro della presenza di Dio”, il cardinale ha evidenziato che “le chiese fatte di pietre danno visibilità nel tempo a questo spazio sacro che si distende sulla croce”. E poi ha puntualizzato: “Gesù non nega gli spazi sacri agli uomini, ma rivela che questa sacralità non scaturisce semplicemente dal loro congregarsi come assemblea né da una pur essenziale aspirazione alla trascendenza, ma dalla sua presenza in mezzo a loro, in cui si rende attuale la presenza di Dio, che fa di una comunità radunata il popolo suo, animato dal suo Spirito”. Quindi, il card. Betori guarda “al presente” in cui “siamo ancora nell’ordine della storia e dei segni” cui “appartiene anche un luogo sacro, anticipazione della Gerusalemme celeste”. “E ci aiuta a capirlo ancora la nostra cattedrale, nella cui cupola siamo invitati a contemplare l’ultimo giorno della storia che apre al nuovo tempio”. Infine, l’invito a “domandarci come la nostra Chiesa fiorentina vive oggi la propria vocazione a essere, in mezzo al mondo, il luogo in cui tutti possono incontrare Dio”.

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