Brasile: agguato a guardia indigena da parte dei taglialegna. Rodrigues (Cimi), “vittima di un’imboscata, responsabile anche il Governo”

“Stava cacciando per sfamare la sua famiglia semplicemente. Ed è stato vittima di un’imboscata”. Così Gil Rodrigues, referente del Consiglio indigenista missionario (Cimi) dello Stato nordorientale brasiliano del Maranhão, racconta al Sir dell’uccisione di Paulo Paulino Guajajara, leader indigeno e guardia forestale del territorio Arariboia, che lascia la moglie e un figlio piccolo. L’ennesimo attacco alla popolazione indigena è avvenuto venerdì, da parte di un gruppo di cinque madeireiros, gli imprenditori del legname, mentre l’indigeno, partito assieme al compagno Laércio Guajajara dal villaggio di Lagoa Comprida, si trovava a cento chilometri dal municipio di Amarante. “Paulino era nel suo territorio tradizionale, una riserva legalmente demarcata e regolarizzata. La sua era un’attività abituale”. Il fatto è stato denunciato dal compagno di caccia, che è riuscito a fuggire attraverso il bosco. I taglialegna, secondo il racconto, hanno chiesto a Paulino e a Laércio di consegnare archi e frecce, strumenti tradizionali usati per la caccia. Senza attendere alcuna reazione, i taglialegna, che erano comunque in numero maggiore, hanno iniziato a sparare agli indigeni. Uno dei proiettili ha colpito Paulino Guajajara in faccia, mentre il suo compagno è stato colpito al braccio e alla schiena. “Noi, come Cimi – conclude Rodrigues -, riteniamo che per questo caso sia in parte responsabile lo stesso Governo brasiliano. Si tratta di un conflitto annunciato. Da tempo denunciamo l’invasione dei madeireiros, dei cacciatori, ma nulla è stato fatto. Denunciamo la mancanza di vigilanza da parte del Governo, che non ha fatto il suo dovere”.

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