Venezuela: vicario apostolico del Caroní dopo massacro Ikabarú, “terza strage in un anno contro indigeni, da autorità governative ordini nell’oscurità”

“Stiamo terminando l’anno con il bilancio di tre stragi: in gennaio a Caraima, in febbraio a Cumaracapai-Santa Elena, e ora nel territorio Ikabarú”. Lo scrive in una nota mons. ‎Felipe González, vicario apostolico del Caroní, a proposito del massacro avvenuto la scorsa settimana nel comune di Gran Sabana, nello stato sud-orientale del Bolívar, ai confini con il Brasile. Venerdì scorso un gruppo armato ha sparato in modo indiscriminato contro la popolazione. Otto, finora, le vittime accertate, secondo l’ong Provea. Il popolo Ikabarú è un’etnia mista i indigeni e non indigeni, di circa 2.500 persone.
In tutti e tre i casi, riflette il vescovo gli ingredienti sono gli stessi: “Capi di autorità governative che impartiscono ordini dall’oscurità, esecutori armati, vestiti di verde o incappucciati e indigeni pemones indifesi, massacrati per protestare o occupare spazi inappropriati, che interferiscono con il dominio dei potenti. Per quanto durerà questo abuso? Cosa dicono i certificati di morte dei defunti? Cosa dice l’autopsia?”.
Mons. González chiede risposte alle autorità e chiede di aiutare, in occasione del Natale, le famiglie delle vittime. Il vescovo denuncia anche che la situazione continua a peggiorare alla frontiera con il Brasile a Pacaraima, piena di venezuelani che cercano di entrare nel Paese confinante “perché qui non possono vivere”.
Sulla vicenda è intervenuta anche la Commissione per i diritti umani del Governo che fa capo a Juan Guaidó, la quale denuncia che in seguito agli ultimi fatti numerosi Ikabarú hanno abbandonato il territorio di Gran Sabana per rifugiarsi nella città di Santa Elena. La Commissione chiede urgenti indagini per quanto accaduto e di garantire i diritti delle popolazioni locali.

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