Papa in Giappone: ai giovani, “dire basta” alla “cultura del bullismo”

(Foto Vatican Media/SIR)

“La cosa più crudele del bullismo scolastico è che ferisce il nostro spirito e la nostra autostima nel momento in cui abbiamo più bisogno di forza per accettarci e affrontare nuove sfide nella vita”. Lo ha detto il Papa, facendo eco alla testimonianza di Leonardo, durante l’incontro con i giovani nella cattedrale di Tokyo. “A volte, le vittime di bullismo accusano addirittura sé stessi di essere stati obiettivi ‘facili’. Potrebbero sentirsi falliti, deboli e senza valore, e arrivare a situazioni molto drammatiche: ‘Se solo io fossi diverso…’, l’analisi di Francesco: “Paradossalmente, tuttavia, sono i molestatori quelli veramente deboli, perché pensano di poter affermare la propria identità facendo del male agli altri. A volte attaccano chiunque considerano diverso e che vedono come una minaccia. In fondo, i molestatori hanno paura, sono dei paurosi che si coprono con la loro apparente forza”. “Dobbiamo unirci tutti contro questa cultura del bullismo e imparare a dire: basta!”, l’appello del Papa: “È un’epidemia per la quale la migliore medicina la potete trovare voi stessi. Non è sufficiente che le istituzioni educative o gli adulti utilizzino tutte le risorse a loro disposizione per prevenire questa tragedia, ma è necessario che tra voi, tra amici e compagni, vi mettiate insieme per dire: No! Questo è male! Non esiste un’arma più grande per difendersi da queste azioni di quella di alzarsi tra compagni e amici e dire: ‘Quello che stai facendo è una cosa grave’”. “Gesù è stato il più emarginato”, ha ricordato Francesco: “Sapeva cosa significa essere uno straniero, un migrante, uno ‘diverso’”.

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