Colombia: seconda giornata di sciopero con scontri e repressioni, “Polizia ha sparato gas e bombe sonore contro famiglie e bambini”

“Ho visto agenti sparare pallini d’acciaio in faccia alla gente, sembra una guerra. Ero in plaza de Bolivar (la piazza centrale di Bogotá, ndr), c’era tante gente, famiglie, bambini, non c’era nessuna protesta violenta. Hanno cominciato a sparare gas, bombe sonore, c’era un bambino, vicino a me, non respirava”. Così Dimitri Endrizzi, docente universitario di Scienze Politiche all’Università Cattolica della Colombia, racconta al Sir da Bogotá gli attimi vissuti nel pomeriggio di ieri (tarda serata in Italia), quando la protesta, iniziata il giorno prima, è degenerata in scontri e violenze. Lo sciopero generale di giovedì, quando secondo alcune stime sono scese in piazza 500mila persone solo nella capitale e milioni nel Paese, ha avuto un seguito nella giornata di ieri. Ma se giovedì gli episodi di violenza e repressione erano stati isolati, anche se gravi (con un bilancio di 3 morti e oltre 270 feriti, secondo il Ministero della difesa, ieri lo scenario è diventato subito diverso. Nella capitale i punti critici sono stati inizialmente in periferia, nella città satellite di Soacha (dove ci sarebbe una vittima), nei quartieri periferici di Bosa e Kennedy, dove è stato deciso il coprifuoco, poi allargato a tutta la città. Le principali arterie a nord e a sud di Bogotá sono state chiuse da posti di blocco, così pure alcune fermate del Transmillenio, il servizio metropolitano di autobus veloci. Sono stati segnalati diversi saccheggi, in alcuni casi commessi da uomini in divisa da agenti, come documentano diversi video. Poi, però, la repressione è diventata generalizzata e ha colpito, in centro storico, numerosi cittadini che protestavano in modo pacifico, secondo le testimonianze giunte al Sir. Racconta Cristiano Morsolin, esperto di diritti umani, residente a Bogotá: “Tra 5 e 6 del pomeriggio migliaia di giovani, in maggioranza studenti universitari ma anche lavoratori, maestre, operai, hanno cercato di avvicinarsi a plaza de Bolívar lungo la carrera séptima, ma all’altezza della chiesa di San Francesco, a circa 500 metri dalla piazza una moltitudine pacifista bloccata da decine di gas lacrimogeni. E’ così scoppiata una violenta repressione delle forze dell’esercito e polizia come risposta a una manifestazione caratterizzata da moltitudine di battiti di pentole, la strategia usata a livello latinoamericano fin dallo storico cacerolazo argentino del 2001 che provocò l’’intervento dell’arcivescovo Bergoglio”. Nella notte il presidente Duque ha convocato un “dialogo nazionale” per dare una risposta alla richiesta di riforme.

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