Settimanali cattolici: card. Bassetti, “casa costruita attraverso un linguaggio che sa farsi accoglienza e incontro”

foto SIR/Marco Calvarese

“Ho presente per conoscenza diretta il contributo essenziale assicurato dai settimanali diocesani alla promozione e all’inclusione nella storia di questo nostro Paese. La nostra casa non può che essere costruita attraverso un linguaggio puro e purificato, che sa farsi accoglienza e incontro”. Lo ha detto il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e arcivescovo di Perugia–Città della Pieve, nell’omelia della messa che ha celebrato stamani a Roma, in occasione dell’assemblea nazionale elettiva della Federazione italiana dei settimanali cattolici. Soffermandosi sulla questione del linguaggio, il porporato ha ricordato che “è stata da subito determinante nella storia della Fisc e di estrema credibilità”. Dopo aver citato Giovanni Fallani, primo direttore del Sir e per anni segretario della Fisc, il card. Bassetti ha evidenziato che “attualmente, i riferimenti più diffusi, anche nei media, sono l’apparire, il consumare, l’acquistare”. “La stessa informazione viene spesso vista solo come un prodotto da vendere. La conseguenza peggiore di tale mentalità è il progressivo svuotamento di significato di molte parole appartenenti al vocabolario della vita, della fede, della Chiesa”. Nell’omelia del cardinale, anche la constatazione che “le parole, quando sono appesantite da chi ama più raccontare il proprio ‘ego’ che raccontare l’’altro’, rendono difficile la comprensione del messaggio, non consentono la formazione di una corretta opinione pubblica e, nell’informazione religiosa, non riescono a comunicare appieno la vita ecclesiale e civile delle nostre comunità”. “Da questa deriva si è consolidato e diffuso un analfabetismo, che impoverisce tutto e tutti”, ha aggiunto. Quindi, il presidente si è chiesto: “Come uscirne?”. “Proprio l’esperienza secolare dei settimanali diocesani indica che l’antidoto sta nella ricerca di un linguaggio che consenta al messaggio di essere comprensibile e di ‘insegnare’”.

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