Papa in Thailandia: incontro clero, “visitare i più bisognosi, emarginati e disprezzati della città”

(Foto Vatican Media/SIR)

“Cercare con coraggio i modi per proclamare la fede ‘in dialetto’, alla maniera in cui una madre canta la ninna nanna al suo bambino”. È l’invito del Papa al clero tailandese, dalla parrocchia di San Pietro. “Preparando questo incontro ho potuto leggere, con una certa pena, che per molti la fede cristiana è una fede straniera, è la religione degli stranieri”, il grido d’allarme di Francesco, che ha esortato a “lasciare che il Vangelo si svesta di vestiti buoni ma stranieri, per risuonare con la musica che a voi è propria in questa terra e far vibrare l’anima dei nostri fratelli con la stessa bellezza che ha incendiato il nostro cuore”. Lo sguardo della fede, ha spiegato il Papa, è capace di “andare al di là delle apparenze e di raggiungere e celebrare la bellezza più autentica che vive in ogni persona”: è uno sguardo che, “come ci insegna il Vangelo, rompe tutti i determinismi, i fatalismi e gli schemi”. “Dove molti vedevano solo un peccatore, un blasfemo, un esattore delle tasse, un malfattore, perfino un traditore, Gesù è stato capace di vedere apostoli”, ha ricordato Francesco: “E questa è la bellezza che il suo sguardo ci invita ad annunciare, uno sguardo che trasforma e che fa emergere il meglio degli altri”. “Visitare i più bisognosi, emarginati e disprezzati della città, orfani e anziani”, la consegna del Papa per “uscire da se stessi”: “Nel volto delle persone che incontriamo per la strada possiamo scoprire la bellezza di trattare l’altro come un fratello. Non è più l’orfano, l’abbandonato, l’emarginato o il disprezzato. Adesso ha un volto di fratello, il fratello redento da Cristo. Questo è essere cristiani!”.

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