Somalia: Msf, per le alluvioni “decine di migliaia di sfollati e rischio epidemie”

Dopo una prima risposta d’emergenza alle alluvioni che hanno inondato la Somalia, causando oltre 270.000 sfollati, Medici senza frontiere (Msf) ha avviato cliniche mobili per portare cure in diverse aree del distretto di Beledweyne, uno dei più colpiti. Dopo alcuni giorni senza pioggia l’acqua si sta ritirando, ma decine di migliaia di sfollati vivono ancora in ripari di fortuna nelle zone più elevate della città. I danni a strade e infrastrutture sono visibili. Acque di fogna e alluvionali si sono mischiate, contaminando i pozzi. Le riserve di cibo sono state spazzate via e pozze stagnanti sono ovunque, creando ambienti perfetti per la proliferazione delle zanzare, che diffondono malaria e altre malattie. L’ospedale distrettuale è stato inondato e le consultazioni mediche sono state interrotte. Da tre settimane la struttura è fuori uso e pochissime forniture mediche potranno essere utilizzate. Con l’aeroporto locale chiuso per diversi giorni, Msf ha portato via terra scorte di cibo terapeutico, acqua potabile, tende e beni di prima necessità come coperte, secchi e utensili per cucinare, e ha costruito latrine e servizi igienico-sanitari. Le équipe mediche stanno trattando malattie trasmesse dalle zanzare come la malaria, diarrea e febbri di origine sconosciuta. I bambini arrivano con infezioni del tratto respiratorio come la polmonite, e i livelli di malnutrizione, già alti prima delle alluvioni, stanno peggiorando. Msf teme possibili picchi di malaria ed epidemie di malattie trasmesse dall’acqua contaminata, come il colera. Perciò chiede “sforzi concertati e coordinati tra le organizzazioni umanitarie e le autorità locali per continuare a mobilitare l’assistenza necessaria e garantire che gli aiuti raggiungano le persone in tempo. È cruciale migliorare con urgenza le condizioni igienico-sanitarie a Beledweyne e facilitare l’accesso all’acqua pulita per evitare la diffusione di malattie”.

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