Migranti e religioni: mons. Spreafico (Cei), “l’odio verso chi è è diverso è pericolo ancora oggi. Le Chiese siano baluardo contro le paure”

“L’odio verso chi è considerato diverso può diventare eliminazione e morte. Gli ebrei erano cittadini italiani non diversi da noi, eppure le colpe della situazione sociale furono addebitate a loro e vennero sterminati. È un pericolo da cui ci dobbiamo guardare anche oggi, perché nessuna fase storica ne è immune”. Lo ha affermato oggi a Roma mons. Ambrogio Spreafico, presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Cei, a conclusione del convegno “Migranti e religioni” organizzato insieme all’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso. “Purtroppo – ha detto – siamo in una fase storica in cui dobbiamo interrogarci se le manifestazioni dei cristiani sono in sintonia con il Vangelo dell’amore nei confronti dei poveri e degli scartati”. “Il mondo globale e la presenza dei migranti avvicina tutti – ha proseguito il vescovo -. Solo l’assenza di un pensiero può far pensare che noi possiamo essere esenti dalle migrazioni, che sono parte della storia e contribuiscono alla costruzione della cultura, recependola e influenzandola. Ogni cultura è per sua natura meticcia”. La religione “ha un ruolo importante, perché se vissuta in profondità può portare semi di incontro e di dialogo”, mentre “le nostre comunità – ha sottolineato – possono essere segno di condivisione, per dimostrare che è possibile vivere insieme, seppur nelle differenze”. Da qui l’auspicio a “costruire delle relazioni per superare le paure”. “Se noi riconoscessimo nell’altro l’impronta divina – ha chiesto – saremmo ancora capaci di scartare chi è diverso da noi?”. Mons. Spreafico ha quindi invitato tutte le comunità cristiane ad “essere baluardo contro le paure e testimoni di Gesù, che includeva tutti nel suo amore gratuito, cominciando dagli esclusi. Solo questo e non altro è il Vangelo”.

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