Giornata mondiale infanzia: Andreoli (psichiatra), “quando un padre ha sempre davanti lo smartphone, il figlio diventa uno straniero”

“Soprattutto tra 0 e 3 anni un bambino deve poter avere delle figure di riferimento persistenti, non continuamente mutevoli. Allora, è necessario che la madre, almeno per questo periodo, possa stare con lui. La società deve promuovere questo”. È l’auspicio espresso dallo psichiatra Vittorino Andreoli, in un’intervista rilasciata al Sir, in occasione del trentennale della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. “Bisogna ritornare a parlare di umanesimo – il suggerimento di Andreoli -. Oggi c’è una società confusa, che ha perso gli orientamenti; gli unici riferimenti sono i soldi. È una società di imbecilli! Infatti, una società che non bada ai bambini e i vecchi non esiste. Allora, occorre andare oltre la politica: è l’uomo che deve occuparsi del bambino e del vecchio. Di fronte al volto di un bambino, di qualsiasi colore, non sono necessarie le parole: ha bisogno di essere protetto, ti guarda e tu senti dentro di te la commozione. C’è poi la trascendenza, ma dentro l’uomo c’è già qualcosa per cogliere quel silenzio del bambino che lo interroga, come il silenzio del vecchio. Questa società del potere e del denaro fa spavento. Però, nella gente il buon senso c’è, l’umanità non l’hanno ammazzata, c’è ancora”.
Ma oggi esiste ancora il diritto dei piccoli a essere bambini? “Purtroppo, no – è la risposta -. Da quando si è sviluppato il mondo digitale, oltre che la televisione, ho sempre detto che un bambino da 0 a 3 anni non può stare ore davanti a uno schermo o avere in mano un oggetto sul quale è in grado di cliccare, invece di guardare in faccia la madre. Un piccolo ha bisogno di figure stabili per potersi individuare. È quello che io definisco il processo di individuazione e separazione. Spesso la televisione o il computer sono la madre, il padre. Questi non sono bambini: sono, mi spiace dirlo, i primi robot”. Andreoli conclude: “È triste perché ormai non ci si chiede più quali siano i bisogni dei bambini, ma sono loro a doversi adeguare a quelli dei genitori. Quando un padre ha sempre davanti lo smartphone, il figlio diventa uno straniero, mentre un bambino ha bisogno di avere attorno persone che gli vogliono bene”.

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