Diocesi: mons. Moraglia (Venezia) ai giovani, “la fede dice appartenenza a Dio perché il cristiano non è in vendita”

È iniziato con un ringraziamento “per quanto anche molti di voi hanno fatto, in questi giorni, rimboccandosi le maniche e svuotando negozi, magazzini e abitazioni”, danneggiati dall’acqua alta, l’intervento, stasera, del patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, in occasione del Pellegrinaggio diocesano dei giovani alla Madonna della Salute. Per parlare “del valore della libertà della persona che ha un nome – libertà di coscienza – e, per il cristiano, è la condizione previa ad ogni parola e gesto”, il presule ha portato l’esempio di Franz Jägerstätter, vissuto negli anni di “quella follia collettiva che fu il Nazionalsocialismo”, che, a 36 anni, “da solo andò incontro alla morte per non andar contro la sua coscienza”, pur essendo sposato e padre di tre bambine in tenera età. “Rinunciò a tutto per non rinnegare il suo battesimo ed era consapevole di quello che faceva – ha sottolineato il patriarca -. Ci lascia scritto queste parole: ‘Se consideriamo con serietà il momento attuale, dobbiamo riconoscere che per noi cristiani tedeschi la situazione è più disperata e più confusa di quella dei cristiani dei primi secoli, durante le persecuzioni più sanguinose’. Un pensiero, cari ragazzi, che affido alla vostra riflessione”. Franz Jägerstätter viene giustiziato il 9 agosto 1943. “Il cristiano – ha osservato mons. Moraglia – si rivela proprio quando è chiamato a dare testimonianza e non si ritrae. Certo, per i cristiani mondanizzati queste scelte sono incomprensibili e, soprattutto, sono una condanna per il loro modo di fare”. Ma che cosa ha permesso a Franz, solo contro tutto, di non venir meno? La risposta è “la sua fede, la stessa che ha sorretto Maria ai piedi della croce, la fede che dice appartenenza a Dio e che non si lascia comprare da nessuno perché il cristiano non è in vendita”.

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