Bolivia: scontri in un impianto di stoccaggio del carburante, sei morti e una trentina di feriti a El Alto. Appelli a far cessare la violenza

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L’ufficio della Defensoría del pueblo della Bolivia ha confermato la morte, avvenuta ieri, di sei persone e 30 feriti dopo un’operazione di polizia militare in prossimità dell’impianto boliviano di stoccaggio del carburante dell’azienda petrolifera statale Ypbf, nella zona di Senkata nella periferia sud di El Alto. La stessa Defensoría ha rivolto un appello al Governo perché le Forze armate rinuncino alla mobilitazione: “Attualmente – ha detto la rappresentante Nadie Cruz – le Forze armate stanno portando morte e dolore al popolo boliviano”.
Secondo un primo rapporto, le tre persone sarebbero morte a causa dell’impatto di un’arma da fuoco. Poi ci sono stati altri tre morti. Almeno trenta i feriti, tra cui alcuni in gravi condizioni. Da giorni i manifestanti, vicini al Mas, il partito dell’ex presidente Evo Morales, avevano installato dei posti di blocco di fronte all’impianto. Mentre già iniziavano a esserci a El Alto problemi di scarsità di carburante, ieri la situazione è degenerata, nel momento in cui le forze dell’ordine hanno cercato di togliere il blocco, mentre i manifestanti hanno fatto crollare un muro di recinzione dell’impianto. Si mantiene dunque alta la tensione, nonostante l’installazione del tavolo del Dialogo nazionale da parte di Conferenza episcopale, Onu e Ue. Continua, infatti, anche a Sacaba, capoluogo del Chapare, la mobilitazione dei cocaleros vicini a Morales, mentre, sempre a El Alto, i manifestanti hanno dato fuoco all’abitazione della sindaca, Soledad Chapetón.
Ieri Eva Copa, presidente del Senato e “masista”, cioè del partito di Morales, ha rivolto un appello a non proseguire nelle manifestazioni, per poter cercare un accordo che porti a nuove elezioni in modo condiviso.

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