Striscia di Gaza: Da Silva (parroco), “a Gaza c’è sempre più disperazione”

Striscia di Gaza (Foto Sir - Rocchi)

“A Gaza stiamo sempre peggio, continuate ad aiutarci! Gaza è forse la prigione più grande del mondo. C’è sempre più disperazione, i gazawi non hanno più solo necessità di libertà, ma di beni di prima necessità per sopravvivere. Chiediamo cibo, medicine e lavoro.

Padre Mario Da Silva, parroco della parrocchia latina della Sacra Famiglia, Gaza

La base per poter costruire un futuro”. A parlare è don Mario Da Silva, parroco della chiesa latina nella Striscia di Gaza, dove è arrivato nel 2012. In un’intervista a Ats, l’ong della Custodia di Terra Santa, il sacerdote, di origini brasiliane, fa il punto sulle condizioni di vita della popolazione nella Striscia dopo diverse guerre. Una tensione mai sopita. L’ultimo raid aereo israeliano risale a queste ore dopo che ieri sera dalla Striscia erano stati lanciati diversi razzi verso la città di Sderot. Un palestinese ucciso e tre i feriti il bilancio. “Ci sono ancora molti problemi di elettricità, abbiamo solo otto ore di fornitura elettrica a turni, – racconta il parroco – carenza di acqua pulita, servizi basici di assistenza medica e presenza in pessime condizioni. Dobbiamo capire come sopravvivere. Le famiglie ogni giorno devono cercare di mantenere quello che hanno per non cadere nella miseria assoluta. Sta sempre più aumentando la richiesta di aiuti sui bisogni base della vita quotidiana. Da un anno e mezzo ci siamo quindi attivati per organizzarci nella distribuzione di pacchi con cibo e medicinali. Inoltre la Chiesa, tramite i suoi donatori, sta portando avanti un progetto di creazione lavoro, di cui beneficiano 64 famiglie. Vogliamo sopperire alla mancanza di lavoro cercando di raggiungere principalmente i giovani che stanno sempre più andando via da Gaza”. I giovani sono un altro grande problema per padre da Silva. “Essi vivono in questa prigione a cielo aperto e non hanno opportunità di lavoro: per questo non sanno come occupare il tempo. Inizialmente i nostri ragazzi, cercavano di fuggire da Gaza. E’ terribile per un ragazzo restare dentro un territorio di 5 Km, – spiega il religioso – non poter essere libero e avere un futuro. Se non ci fossero tutti questi problemi, Gaza sarebbe un bel posto e con una prospettiva, ma essendo chiusa e con uno tasso di disoccupazione del 50 % è molto difficile prevedere un cambiamento. Un altro problema è che essendo la comunità cristiana molto piccola e avendo un numero di ragazze più alto, molte di queste cercano di uscire per sposarsi”.

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