Migranti e religioni: Riccardi (Comunità Sant’Egidio), “la scelta sovranista contraddice la visione cristiana”

“La scelta sovranista di una parte del popolo contraddice la visione cristiana dell’altro. Il primato degli italiani sugli altri confligge con la cultura cristiana”: non ha dubbi Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, intervenuto in apertura del convegno “Migranti e religioni” organizzato dall’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, che si è aperto oggi a Roma (fino al 20 novembre). “L’immigrazione ci ha cambiati – ha detto Riccardi –. Dietro la paura dei migranti si nasconde una angoscia delle nostre genti. Una paura diffusa del futuro, una paura dell’altro. Da soli non si vive in un mondo che cambia, da soli si cerca di difendersi”. In questo contesto alla Chiesa “viene posta la domanda di proteggere gli assediati e se appare così poco vicina alle paure degli europei viene considerata come matrigna”. “Così – ha affermato – per paura di essere considerati patrigni, anche preti e vescovi a volte partecipano alle paure della gente”. Riccardi ha invitato perciò ad interrogarsi, come Chiesa, “sulla scelta sovranista di tanti cristiani”, cercando di comprendere “che la nostra gente sta cambiando cuore e testa”. “L’impatto con il mondo globale fa sorgere negli europei una domanda di nazional-cattolicesimo – ha osservato -, sembra un ritorno all’antico, in realtà è una invenzione del presente. I politici, si sa, cercano i voti. Ma se anche il clero e i vescovi validano il nazional-cattolicesimo, inconsapevolmente approfondiscono il processo di secolarizzazione”. A questo punto, ha suggerito Riccardi, “bisogna capire perché la gente è cambiata e ritrovare un alfabeto di dialogo. Siamo ad un punto di svolta: o lo si coglie oppure la storia corre via”. “Dobbiamo capire dove batte il cuore dei cristiani italiani – ha concluso -. Per la paura? O per l’amore degli altri che ha fiducia nel futuro e voglia di scoprire visioni nuove? È un momento grave di passaggio per il Paese e per le Chiese”.

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