Prostituzione: don Buonaiuto (Apg23), “dal governo un mea culpa, basta con ogni ipotesi di legalizzazione”

“I politici devono scegliere di stare dalla parte di chi chiede perdono, piuttosto che schierarsi con chi vuole continuare a umiliare la dignità delle donne crocifisse”. Lo scrive don Aldo Buonaiuto, dell’associazione Papa Giovanni XXIII, in una lettere ad Avvenire sulla proposta del governatore della Lombardia di legalizzare la prostituzione. “Mentre a Fabriano, al termine della presentazione del mio libro ‘Donne crocifisse’, il sottosegretario all’Interno, Carlo Sibilia, faceva con coraggio e convinzione ‘mea culpa’, a nome dell’intera classe dirigente del Paese, per l’abominio della tratta a scopo di prostituzione coatta, ad alcune centinaia di chilometri, il governatore della Lombardia tornava ad auspicare la legalizzazione di questa indegna forma di schiavitù”. Parole con le quali l’esponente del governo “ha segnato il limite umano e culturale da non calpestare mai più: ‘La dignità della persona è sacra, non si comprano un corpo e un’anima, se tutto ha un prezzo, nulla ha più valore’. Una richiesta di perdono senza precedenti, talmente inedita da non avere, forse, la ribalta mediatica che merita”. “Molto più facile e scontato – aggiunge don Buonaiuto – appellarsi alle ‘necessità fisiologiche’ dei maschi, come ha fatto il presidente lombardo Attilio Fontana, per cantare la stucchevole e nauseante filastrocca dei bordelli da riaprire, magari anche per raccattare qualche ‘marchetta’ sotto forma di imposizione fiscale”.

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