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Nuova Zelanda: legge sull’eutanasia. Care Alliance (rete ecumenica), “molte buone ragioni perché questa norma sia bocciata al referendum”

“Non è la fine, ma l’inizio di un’altra fase. La nostra esperienza è che più le persone conoscono le leggi sull’eutanasia, meno le apprezzano”. All’indomani dell’approvazione nel parlamento neozelandese della legge sull’introduzione dell’eutanasia e della morte medicalmente assistita, il cosiddetto End of Life Choice Bill, si è subito rimessa in gioco la “Care Alliance”, rete ecumenica e interdisciplinare che difende la dignità del fine vita (e di cui fa parte il Centro cattolico di bioetica, agenzia dei vescovi). L’entrata in vigore della legge è vincolata alla sua approvazione con referendum pubblico alle prossime elezioni, quindi ora “c’è molto lavoro da fare per aiutare le persone a comprendere le complessità e i rischi associati all’eutanasia”, si legge in un comunicato della Care Alliance, che evidenzia anche alcune debolezze nella legge, approvata con 69 voti favorevoli e 51 contrari: è “debole” l’iter previsto per il comitato di revisione e “mancano garanzie efficaci per proteggere le persone dalla coercizione e per identificare la depressione”. “Questo non è il trionfo della compassione e della libertà di scelta, come sostengono alcune persone”, si legge ancora nel comunicato. “Lavoreremo sodo per fornire informazioni di alta qualità e basate su prove, in particolare mettendo in evidenza i numerosi problemi che si sono verificati a livello internazionale”. La Care Alliance ritiene ci siano “molte buone ragioni perché questa legge sia bocciata al referendum”.

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