Bolivia: alta tensione in tutto il Paese. Due morti, a La Paz impedito l’ingresso in Parlamento dell’ex presidente del Senato

Scontri e gas lacrimogeni a La Paz, paesi sotto assedio nelle campagne, con due vittime, scenari quasi da guerra civile. Sono quelli che si vivono in Bolivia in queste ore, nonostante la difficile mediazione che sta portando avanti la Conferenza episcopale boliviana. L’autoproclamata presidente Jeanine Añez, vicepresidente del Senato fino a due giorni fa, si è incontrata con vescovi, i quali hanno chiesto di garantire la piena partecipazione ai parlamentari del Mas, che sono filo-Morales e che controllano i due terzi del Parlamento, in questa fase di transizione. Ieri, però la presidente uscente del Senato Adriana Salvatierra, che voleva entrare in Parlamento dopo aver ritirato le sue dimissioni (sembra per dare inizio alle operazioni di convocazione della nuova legislatura, in seguito alle elezioni considerate però viziate da brogli) è stata bloccata in modo assai rude dalle forze di Polizia.

Un gruppo di giornalisti di La Paz ha fatto arrivare alla Conferenza episcopale un appello a concretizzare la richiesta dell’Organizzazione degli Stati americani, che ha domandato proprio ai vescovi di prendere in mano il processo di pacificazione. “Non possiamo lavorare in modo normale – hanno detto i cronisti -. La violenza si sta spargendo in ogni angolo. È urgente riunirsi con i settori vicini a Morales, ma anche con gli agenti di polizia che stanno eccedendo nell’uso di lacrimogeni”. Il segretario aggiunto della Ceb, padre José Fuentes, ha ringraziato i cronisti e ha assicurato che l’episcopato intensificherà i suoi sforzi e gli appelli alla pace. Il convento di san Francesco, che si trova in pieno centro a La Paz, ha sospeso tutte le sue attività esterne e pastorali.
Nel frattempo, la situazione è molto tesa anche nelle campagne, dove è particolarmente forte la presenza di militanti rimasti fedeli a Morales. Due persone, colpite da armi da fuoco, sono morte a Yapacaní, dove nei giorni scorsi era stata devastata la redazione dell’emittente salesiana Radio Ichino, e Montero, nel dipartimento di Santa Cruz.

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