Diocesi: mons. Cancian (Città di Castello), “no al lamento e alla rassegnazione, occorre una ricostruzione umana e cristiana”

“Occorre lavorare insieme come fratelli e sorelle. Sta alla responsabilità di ciascuno di noi cambiare le cose”. Lo ha detto il vescovo di Città di Castello, mons. Domenico Cancian, nell’omelia pronunciata stasera durante il pontificale dei santi patroni Florido, Amanzio e Donnino, celebrato in cattedrale. Soffermandosi sulla “forza della comunità”, il presule ha indicato l’esempio dei tre santi, che “hanno saputo collaborare tra loro, in equipe”. “Si sono sostenuti a vicenda con stima e amicizia”. “Il Vangelo ci aiuti a dare nuova forma all’uomo e al cristiano, a immaginare un nuovo umanesimo, un nuovo modo di vivere questo tempo – è il suo auspicio -. Possiamo così allargare lo sguardo, sentire la gioia di vivere e di generare vita, di procreare, di aprire nuovi orizzonti”.  Nelle parole di mons. Cancian, il “perché” del riferimento ai patroni: “Hanno dato una testimonianza tutt’altro che devozionale e datata. Vedendo con i loro occhi le rovine della città, i nostri santi non si sono limitati al lamento, alla rassegnazione e nemmeno hanno pensato a loro stessi. Loro si sono rimboccati le maniche e hanno chiamato a raccolta la gente, realizzando tutti insieme una ricostruzione materiale e spirituale che ha fatto rifiorire la comunità civile e quella cristiana”. Indicando nella Parola di Dio la fonte della loro “ispirazione e forza”, il vescovo ha poi ribadito che da lì “possiamo trarre anche noi le motivazioni per la ricostruzione umana e cristiana del nostro territorio”. “Tutti insieme possiamo diventare costruttori di un umanesimo cristiano propulsore, come lo è stato nel passato, di profondo rinnovamento”.

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