Ue: Sassoli (Parlamento), “è tempo di ripensare alla difesa comune europea come strumento di pace”

(Bruxelles) “Occorre alzare lo sguardo al mondo che ci circonda”: è l’appello che lancia David Sassoli, presidente dell’Europarlamento, nel corso del seminario per giornalisti a Bruxelles. “Pensiamo a quanto sta accadendo in Africa, da dove giungono in continuazione notizie drammatiche. Ci sono, in questo momento, 40-50 milioni che vivono in Paesi colpiti da una grave carestia… Ci sono movimenti di popoli” all’interno del continente e altri flussi che giungono fino sulle coste europee. “Questo ci richiama al dovere dell’accoglienza e, allo stesso tempo, alla necessità di sostenere lo sviluppo dell’Africa”. Sassoli si dice fortemente dispiaciuto per il mancato riconoscimento dello status di Paesi candidati all’adesione per Albania e Macedonia del Nord, da parte del Consiglio europeo, “diversamente da quanto raccomandato da Parlamento e Commissione Ue”. Venendo alle dinamiche politiche all’interno dell’Assemblea, Sassoli ricorda che “al Parlamento Ue il fronte europeista è maggioritario e serve una convergenza delle forze” che credono all’integrazione comunitaria. I giornalisti domandano dell’avvio della Commissione, che potrebbe essere intralciato dalla mancata nomina del rappresentante britannico. “Una non decisione” da parte di Londra, dice chiaramente il presidente del Parlamento, “non può bloccare il processo” per l’avvio della Commissione. “Ha fatto bene la presidente Von der Leyen a chiedere al governo inglese di provvedere” a tale nomina. “Nelle prossime ore potremmo avere posizioni più chiare” da parte britannica. Sulla Turchia: “Sullo sconfinamento delle truppe turche in Siria l’Ue è stata chiara e ferma”, dice Sassoli. “Abbiamo strumenti diplomatici ed economici (sanzioni – ndr) per intervenire. Per fare di più occorrerebbero altri strumenti”. E si torna, a questo riguardo, a parlare di “politica comune di difesa. È dal 1953 che aspettiamo di averla, è necessario tornare su questo tema, per difendere la pace e dispiegare la nostra volontà di pace”.

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