Carceri: Assisi, al via oggi gli esercizi spirituali per cappellani e diaconi. Don Grimaldi (ispettore generale), “il nostro è un ministero di misericordia”

“Quest’anno, per la terza volta, abbiamo la gioia di trascorre insieme dei giorni che certamente riempiranno la nostra vita spirituale, rafforzeranno la nostra amicizia sacerdotale e ci aiuteranno a crescere come famiglia di cappellani delle carceri”. È l’auspicio espresso dall’ispettore generale dei cappellani nelle carceri italiane, don Raffaele Grimaldi, in occasione degli esercizi spirituali per i cappellani e diaconi nelle carceri che iniziano oggi pomeriggio ad Assisi e avranno per tema “Lo scandalo della Misericordia”. A predicare sarà padre Ermes Ronchi. “Questo tempo di grazia che il Signore ci dona è una grande opportunità per rientrare in noi stessi e per comprendere ancora meglio la ricchezza e la bellezza del nostro ministero tra le mura delle nostre carceri”, afferma don Grimaldi, che aggiunge: “Sappiamo bene che in molti ambienti, il nostro ministero non è né compreso né condiviso e molti mormorano, come mormoravano su Gesù quando si recava a pranzo con i peccatori, trascorrendo le sue giornate nelle loro dimore. Il nostro ministero è soprattutto di misericordia, siamo tutti chiamati a sporcarci le mani, a mettere sulle nostre fragili spalle la pecorella ferita, e a cercare ciò che è perduto. Noi siamo la mano tesa di un Padre che accoglie tutti, in modo particolare coloro i quali sono rifiutati, scartati ed emarginati dalla società”.
Gli esercizi spirituali ad Assisi saranno anche l’occasione per ricordare gli 800 anni dell’incontro di San Francesco con il sultano. “Sappiamo bene, dalla nostra esperienza pastorale, che nei nostri istituti penitenziari c’è un’alta percentuale di ristretti che professano la fede islamica, ma il nostro annuncio deve comunque percorrere la stessa strada di Francesco e, come è stato ribadito nel documento sulla fratellanza umana, adottare la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio”.

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