Brasile: resta la grave l’inquinamento delle coste. Dom Saburido (arcivescovo Recife), “pesca è diventata un’attività impossibile”

“In tanti si sono mobilitati per pulire la spiaggia, i volontari sono stati tantissimi e la situazione, almeno lungo la costa, è un po’ migliorata”. Ma gli effetti dell’inquinamento da petrolio che ha interessato il Nordest del Brasile “restano molto gravi, soprattutto per il problema della pesca, che di fatto è diventata un’attività impossibile. E c’è una vasta fascia di popolazione che vive di pesca”. Lo afferma, intervistato dal Sir, dom Fernando Saburido, arcivescovo di Olinda e Recife, che interviene sul drammatico inquinamento da petrolio del Nordest brasiliano, le cui cause non sono ancora state accertate (l’ipotesi circolata è che lo sversamento in mare sia stato di una petroliera greca). “Tutti gli Stati del Nordest sono stati coinvolti – spiega l’arcivescovo – ma soprattutto la zona del nostro territorio”.
Dom Saburido ha incontrato personalmente sulla spiaggia di Recife i pescatori rimasti senza lavoro e i volontari impegnati nella pulizia del litorale: “È stata una visita di vicinanza e solidarietà. Come Chiesa, poi, ci siamo attivati con la Pastorale dei pescatori e con la Commissione Giustizia e pace. In tutte le parrocchie stiamo effettuando raccolte per aiutare le persone danneggiate e in particolare i pescatori. La Commissione Giustizia e pace si è rivolta anche al Governo, perché dia risposte alle varie questioni”.
In particolare, “non si conosce ancora l’origine di quanto accaduto, ma intanto i danni alla fauna ittica sono enormi, in particolare ai crostacei e ai piccoli pesci”.
L’arcivescovo di Recife invita a prendere spunto dalla Laudato si’ di Papa Francesco: “È stata fatta violenza alla natura”. E quella delle coste non è certo l’unica emergenza ecologica vissuta dal territorio, mentre nella zona emerge un’altra minaccia.

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