Brasile: resta la grave l’inquinamento delle coste. Almeida (Greenpeace), “danni incalcolabili, ci vorranno vent’anni per ricostruire l’ecosistema”

“La situazione continua a essere difficile. La contaminazione del petrolio ha investito tutte le coste del Nordest brasiliano e soprattutto la zona di Recife, nello Stato del Pernambuco. Secondo gli esperti, ci vorranno vent’anni perché l’ecosistema venga ricostruito”. Lo spiega al Sir, interpellato sull’emergenza ambientale causata dallo sversamento in mare di petrolio al largo delle coste brasiliane, Thiago Almeida, referente della campagna di Clima ed energia di Greenpeace Brasile. L’inquinamento, avverte l’attivista, “riguarda l’intero ecosistema e i danni sono incalcolabili, la preoccupazione in questo momento è soprattutto per la popolazione più vulnerabile, per i piccoli pescatori che hanno perso il loro sostentamento e l’unico modo di avere delle risorse economiche. È una cosa che va avanti da fine settembre. La biodiversità del mare è compromessa, a partire dalla riproduzione dei pesci”.
Pur elogiando l’opera dei tanti volontari, Almeida fa notare che dalle autorità competenti mancano ancora risposte, sia sulle cause sia sulla gestione dell’emergenza: “Per quanto riguarda la causa di questa tragedia ecologica, si era parlato che essa fosse stata causata da una petroliera greca. Ma non ci sono state conferme, in realtà non sappiamo ancora nulla. Ma, anche ammettendo che si sia trattato di un incidente, di una fatalità, la risposta delle autorità è stata inadeguata. Non hanno fatto nulla per gli incendi in Amazzonia, non hanno fatto nulla per l’inquinamento del mare e delle coste, l’azione è partita con grande ritardo”. In realtà, conclude il referente di Greenpeace, “in generale quella di Bolsonaro può essere considerata un’agenda anti-ambientale”.

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