Terra Santa: Ramallah, in scena “Uomo e Galantuomo” di Eduardo de Filippo

È andata in scena nei giorni scorsi a Ramallah “Uomo e galantuomo”, la commedia scritta da Eduardo De Filippo. A tradurre, per la prima volta in dialetto palestinese (arabo), l’opera è stato Ihab Halawa, il regista della versione ridotta, recitata per ora in napoletano e sintetizzata in arabo da attori non professionisti, italiani e palestinesi alle prese con lo studio della lingua italiana in Cisgiordania. Per il regista che ha studiato turismo e spettacolo all’Università di Messina, “Eduardo De Filippo fa del suo teatro una denuncia sociale: in ‘Uomo e Galantuomo’ parla dell’orgoglio, della pazzia, dell’apparenza nella società: sono dei temi adattabili nel mondo arabo”. Lì dove l’adattamento è meno facile, Halawa ha usato la licenza poetica, come nel caso del tradimento del marito da parte di Bice, l’amante di don Alberto, protagonista della commedia. “È stato descritto come un tradimento ma senza rapporto sessuale. È stato tolto per rispetto della sensibilità della cultura palestinese: una cultura un po’ religiosa, nella quale si tiene molto al matrimonio, ai rapporti all’interno del matrimonio, ma non fuori”. “Anche l’arte è una forma di resistenza in Palestina – ha sottolineato il regista – e anche solo far uscire la gente dalla situazione politica, il mettersi a ridere, è un passo importante”. Il lavoro teatrale è stato promosso dalla Società Dante Alighieri di Ramallah.

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