Armi nucleari: mons. de Romanet (Francia), “dobbiamo passare dalla distruzione reciproca all’interdipendenza della pace”

Molti Stati, malgrado la presenza di tradizioni religiose radicate nel loro tessuto socio-culturale, detengono armi nucleari: dalla Francia cattolica in possesso della sua bomba nucleare alla Gran Bretagna di fede anglicana; dagli Stati Uniti di fede protestante/evangelica alla Russia tradizionalmente ortodossa. Anche Israele, malgrado il Dio di Abramo, possiede la sua bomba nucleare. Non fanno eccezione i musulmani di fede sunnita in riferimento al Pakistan né gli indù pensando all’India. Spostandosi ancora più ad oriente le testate nucleari sono presenti anche nella Cina di Confucio. E, nella speranza di poterne avere al più presto una, attendono gli sciiti di Teheran. “Nella realtà abbiamo attualmente nove Stati dotati di armi nucleari: cinque ‘ufficialmente’ più quattro ‘di fatto’. E, in un certo senso, c’è ‘una bomba per tradizione religiosa’: la bomba cattolica a Parigi; la bomba anglicana a Londra; la bomba protestante/evangelica a Washington; la bomba ortodossa a Mosca; la bomba israelita a Tel Aviv; la bomba sunnita a Islamabad; la bomba indù a Nuova Delhi; la bomba confuciana a Pechino e a Pyongyang, forse aspettando un giorno la bomba sciita a Teheran…”. A ricordarlo è stato mons. Antoine de Romanet, vescovo per le Forze armate francesi, intervenendo al 5° corso per la formazione dei cappellani militari cattolici al diritto internazionale umanitario – organizzato dal Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, in collaborazione con la Congregazione per i vescovi e quella per l’evangelizzazione dei popoli – che si è chiuso ieri a Roma. Parlando di armi nucleari il presule ha ribadito la necessità di “passare dalla distruzione reciproca assicurata all’interdipendenza della pace reciproca. Il nucleare costringe l’umanità ad una conversione morale”. Secondo il vescovo francese “c’è certamente qualcosa da pensare sul piano del dialogo interreligioso. E qui sarebbe particolarmente fecondo un potente movimento. L’insorgere di un dialogo ecumenico su questo argomento tra cattolici, protestanti e ortodossi, e prolungarlo con ebrei, musulmani e saggezze orientali, avrebbe un peso che aprirebbe ad una coscienza planetaria”. “È importante – ha concluso – cogliere la questione delle armi nucleari al livello dell’unità e della solidarietà della razza umana, delle sue forme di governo – la democrazia – e della capacità di superare, senza negarli, gli Stati nazionali. Perché se oggi, infatti, siamo tutti sotto una minaccia nucleare, siamo anche tutti, molto più fondamentalmente, sotto la stessa e unica volta celeste. Evangelii Gaudium e Laudato si’ offrono un quadro essenziale di riflessione: la Santa Sede sostiene un’ecologia integrale, di cui il disarmo è un elemento costitutivo”.

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