Ecuador: tensione sempre più alta. Gesuiti, “sì all’espressione del dissenso e a politiche più eque, non alla violenza”

“La resistenza sociale sulle strade e l’espressione del dissenso sono diritti che appoggiamo e che devono essere rispettati nell’ordine costituzionale. Invece, la violenza che si è generata in questi giorni da parte di alcuni gruppi non può essere accettata”. Lo scrive, in una nota, il provinciale dei gesuiti dell’Ecuador, padre Gustavo Calderón Schmidt. Secondo il religioso, “l’attuale situazione del Paese esige una riflessione seria, serena e attiva da parte di tutti gli ecuadoriani e in particolare da parte dei leader di governo, chiamati a dare un messaggio adeguato per creare condizioni di vita dignitose per il nostro popolo e soprattutto per chi ha meno”. La Provincia gesuita, di conseguenza, conferma “l’impegno a sradicare le strutture di peccato che promuovono una diseguaglianza capace di provocare esplosioni come quella che stiamo vivendo”.
Il Paese, secondo la nota, potrà essere costruito solo “a partire dalla verità. I mezzi di comunicazione devono essere coerenti con la loro missione di informare in modo trasparente e senza distorsioni. Tutti dobbiamo contribuire a questo. L’uso delle reti sociali va esercitato con misura e riflessione. Le posizioni estremiste non aiutano in questo momento così delicato, ma meno ancora gli interessi personali, o di determinati gruppi e istituzioni. Senza sacrifici, non troveremo soluzioni sostenibili”. Da qui la richiesta di “generosità” soprattutto dai gruppi sociali più ricchi: “Solo mettendo al centro la dignità della persona umana, potremo generare il dialogo in grado di raggiungere risposte adeguate per una vita in piena solidarietà”.

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