Diocesi: Gaeta, una scuola diffusa di italiano per rifugiati e lavoratori stranieri, per favorire l’integrazione e la mediazione con il territorio

“Sono oltre mille i richiedenti asilo e rifugiati ospitati nelle varie strutture Cas e Sprar presenti sul territorio dell’arcidiocesi di Gaeta. Più di 3.500 persone, soprattutto indiani e bengalesi, lavorano come braccianti e sono spesso vittime del caporalato. Ci sono poi comunità etniche sparse, per esempio di albanesi nel Comune di Formia”: l’analisi di questi dati, riferiti al Sir dal direttore della Caritas diocesana di Gaeta don Alfredo Micalusi, ha spinto l’arcivescovo Luigi Vari a chiedere un incontro con istituzioni e responsabili dei centri di accoglienza per ragionare insieme sull’impatto degli ultimi decreti sicurezza e offrire la collaborazione della diocesi. “Ci hanno chiesto aiuto nell’organizzazione di servizi a bassa soglia che non riusciranno più ad assicurare con le nuove misure, dalle lezioni di italiano all’accompagnamento negli uffici pubblici per le pratiche burocratiche”. È stata così lanciata alle parrocchie l’idea di promuovere corsi di italiano di primo livello, come strumento di integrazione e mediazione territoriale, che la diocesi sosterrà con l’acquisto di arredi e materiale didattico. “Cinque comunità hanno già aderito e stiamo già formando i futuri insegnanti, non solo di professione ma anche persone di buona volontà disposte a prepararsi per questo servizio. A novembre partiranno i corsi e, oltre a quelli nelle parrocchie, avremo anche due corsi diocesani che permetteranno di conseguire la certificazione di livello B1 di italiano” conclude il direttore della Caritas.

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