Sentenza Consulta su suicidio assistito: Eusebi (giurista), “passaggio giuridico che si preannuncia suscita preoccupazione”

“Il passaggio giuridico che si preannuncia suscita gravi profili di preoccupazione”. Lo sostiene in un’intervista al Sir Luciano Eusebi, docente di diritto penale all’Università Cattolica di Milano, commentando i contenuti del comunicato emesso dalla Consulta a seguito dell’udienza pubblica degli scorsi 24 e 25 settembre sulla questione di legittimità dell’art. 580 del codice penale, concernente il divieto di aiuto al suicidio. Anzitutto, spiega, questo passaggio “incide profondamente sulle modalità dei rapporti intersoggettivi, e in particolare sul ruolo del medico, accreditando per la prima volta l’agire per produrre la morte di un altro individuo come risposta possibile ai problemi che sta vivendo. In un contesto mediatico, poi, nel quale appare continua la rappresentazione della scelta di morire come scelta ‘dignitosa’ in determinate condizioni di salute, quel passaggio finisce per rafforzare forme di sollecitazione implicita nei confronti dei malati più gravi ad abbreviare il decorso della loro vita, e di colpevolizzazione dei malati che agiscano diversamente”. Ove “il suddetto passaggio sarà compiuto – ammonisce il giurista – assumerà grande importanza prestare attenzione a che i limiti indicati dalla Corte costituzionale siano giuridicamente costruiti in modo da rendersi effettivi: ad esempio per quanto concerne l’avvenuta attivazione delle cure palliative e il sussistere dei trattamenti di sostegno vitale;  in modo da evitare, fra l’altro, che quest’ultimo limite venga eluso considerando pur sempre come trattamenti di sostegno vitale anche l’alimentazione e l’idratazione assistite”. La Corte continua, peraltro, a dichiararsi “in attesa di un indispensabile intervento del legislatore”; un intervento che, conclude Eusebi, “può essere necessario” perché “i limiti e le procedure richiesti da quest’ultima non siano resi, in sede interpretativa e applicativa, evanescenti o aggirabili, ma che potrebbe anche tradursi, non lo si può escludere, in una rivisitazione normativa futura del tutto nuova dell’intera materia”.

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