Naufragio a Lampedusa: Griffini (Aibi), “il buon cuore non è sufficiente. Le Ong italiane devono fare molto di più”

“Solo quattro giorni fa abbiamo ricordato il terribile naufragio avvenuto a Lampedusa nel 2013. Oggi l’ennesima tragedia del mare. Di fronte a tutto questo è evidente che il buon cuore non sia sufficiente. Le Ong italiane devono fare molto di più”. Lo sostiene Marco Griffini, presidente di Amici dei Bambini (Aibi), a proposito del naufragio avvenuto nel corso della notte al largo delle coste dell’isola siciliana.
“Non basta la commiserazione, non basta l’essere più o meno politicamente sensibili al tema delle migrazioni, così come non basta protestare contro questo o quel Governo per la gestione dei migranti o dire che deve essere l’Europa a risolvere il problema”, prosegue Griffini, secondo cui “non basta neppure l’ipotesi di mettere in mare un’altra nave di soccorso, come recentemente suggerito dal presidente della Focsiv, Cattai”. “Oggi – ammonisce il presidente di Aibi – tutto il mondo delle Ong italiane deve fare ‘mea culpa’ e domandarsi se, di fronte alla dramma dell’immigrazione, sia stata data una risposta adeguata”. “Io francamente credo proprio di no. Qui – spiega – c’è bisogno di un’azione immediata, del tipo di quelle realizzate in occasione dell’esplosione dei flussi migratori provenienti dall’Albania, negli anni Novanta, quando proprio la Focsiv fu regista di un’operazione che era finalizzata ad aiutare concretamente le famiglie albanesi a superare la tremenda emergenza nella quale erano precipitate”.
Secondo Griffini, “serve subito un confronto con il Governo per l’avvio di un tavolo di lavoro sull’Africa, un tavolo in cui far confluire tutte le risorse dell’associazionismo italiano in una grande campagna di solidarietà dedicata al continente africano e alle sue popolazioni”.

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