Diocesi: mons. Tomasi (Treviso), “essere vescovo con saggezza, con salda mitezza, con mite fermezza”

Foto Irene Argentiero

“In questo momento così particolare della mia vita, chiedo al Signore di poter svolgere il compito che mi viene affidato, di essere vostro vescovo con saggezza, con salda mitezza, con mite fermezza, di poter essere una buona guida per una Chiesa viva e fedele qual è questa Chiesa di Treviso”. Lo ha detto mons. Michele Tomasi, che ieri ha fatto il suo ingresso come nuovo vescovo di Treviso. Dopo aver attraversato in mattinata buona parte del territorio diocesano e aver incontrato diverse realtà e comunità, nel pomeriggio il nuovo vescovo ha presieduto in duomo la messa in cui ha assunto ufficialmente la guida della Chiesa trevigiana. In una cattedrale gremita di fedeli – oltre 1.500 persone, molte delle quali hanno seguito la celebrazione su un maxischermo allestito in piazza Duomo – mons. Tomasi ha incentrato la sua omelia di inizio mandato sulla domanda che gli apostoli rivolgono a Gesù: “accresci in noi la fede”. “Fammi credere di più – ha proseguito mons. Tomasi, trasformando l’omelia in una preghiera rivolta a Dio – fammi cogliere con la mente e con il cuore che in ogni preoccupazione, in ogni responsabilità, in ogni momento per quanto banale della vita mia e dei fratelli e delle sorelle ci sei tu che mi ami, che ci ami, tu che per ciascuno e per tutti hai donato tutto te stesso, la tua stessa vita. Fammi credere che tu sei il Signore della mia vita, della Chiesa, della storia. ‘Mio Signore, mio Dio’. Tu sei il servo che inutile – non però uno buono a nulla, ma uno che non insegue un utile, che è gratuità pura – tu sei il servo della nostra Chiesa, della nostra gente, della nostra vita, della vita di ogni uomo. Io, da solo, non sono neppure capace di essere un servo inutile, di essere solo e semplicemente un servo”. E, riprendendo il motto episcopale del suo predecessore, mons. Gardin, ha concluso la sua omelia-preghiera con un’ultima richiesta: “Vieni a cercarci, stanaci dalle nostre paure, fa‘ che siamo ‘rapiti dalla tua bellezza’, ‘Domini pulchritudine correpti’, che è il motto episcopale di p. Agostino”.

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