Carmelitani: messaggio, “essere un segno contro-culturale di speranza in un mondo frammentato e individualista”

“La tradizione è viva nel momento in cui viene trasmessa da una generazione all’altra”, perciò “questa responsabilità ci invita a conoscere più profondamente e a vivere più entusiasticamente la nostra tradizione. Non possiamo trasmetterla alle nuove generazioni se non la facciamo nostra, se non la interiorizziamo e se non facciamo di essa uno stile di vita”. Lo si legge nel messaggio finale del Capitolo generale dei Frati Carmelitani, che ha avuto per tema “Trasmettere la tradizione da una generazione all’altra” e che si è svolto presso il Carmelo, a Sassone, in Italia, dal 10 al 27 settembre. Nella consapevolezza che esiste “un divario tra ciò che dovrebbe essere la nostra vita nell’ideale carmelitano e la concretezza della vita stessa”, durante il Capitolo è stato sottolineato che “la formazione carmelitana non può essere limitata al noviziato, ma deve continuare costantemente durante l’intero processo di formazione iniziale e per tutta la nostra vita”. Essa “dovrebbe mirare soprattutto a trasmettere uno stile di vita. Dovrebbe trasformare i cuori, non solo le menti”.

Il Capitolo ha affermato che “la comunità è essenziale per il nostro stile di vita carmelitano. Le nostre comunità sono chiamate ad essere un segno contro-culturale di speranza in un mondo frammentato e altamente individualista”.
Rispetto alla tradizione, “rimane essa stessa in costante cambiamento. È sempre nuova, eppure non perde nulla di ciò che era. La tradizione è un processo di continua riformazione di tutto ciò che viene ricevuto in accordo con la situazione emergente. Ri-formare non è una necessità occasionale; è parte integrante del processo. La sagoma di questa ri-formazione non è determinata esclusivamente da ciò che è esistito in precedenza; è una risposta a nuove sfide”. Infatti, “il nostro mondo, ricco di possibilità e opportunità, è in stato di costante crescita ed evoluzione ma è anche pieno di contraddizioni; nonostante ciò ci rallegriamo delle realizzazioni che si sono compiute nel mondo. Ci sforziamo di capire i segni dei tempi, per esaminarli alla luce del Vangelo, del nostro carisma e del nostro patrimonio spirituale, per incarnarlo nelle diverse culture”.
Oggi, si legge nel messaggio, “di fronte all’ingiustizia che prevale, alla violenza, all’abuso, al rifiuto di coloro che sono diversi, al degrado dell’ambiente, dobbiamo tutti tornare a credere nella solidarietà, rimanendo fermi nella verità e mettendo a repentaglio la nostra comodità. Siamo addolorati dalla sofferenza della popolazione del Venezuela e della Repubblica Democratica del Congo e ci siamo mossi per rispondere con degli atti concreti di solidarietà”. Allo stesso modo, “rivedendo le Costituzioni ed emanando un decreto, l’Ordine ha rafforzato il suo impegno nel garantire degli ambienti sicuri per i minori e gli adulti vulnerabili”.

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