Sparatoria in Questura a Trieste: mons. Crepaldi (arcivescovo), ai due poliziotti “è stata tolta la vita da un’insensata follia omicida”. Il dolore della città e della Chiesa

Ha parlato di “insensata follia”, “incredulità”, “sbigottimento”, “dolore acuto e lancinante”, “ora di buio e di turbamento” stasera mons. Giampaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste, nella messa celebrata questa sera, nella parrocchia Madonna del Rosario, in suffragio di Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, i due agenti di Polizia, uccisi ieri nella Questura di Trieste. “Questa santa messa che doveva essere celebrata per la festa patronale della Madonna del Rosario, viene ora ad essere una messa di suffragio per gli agenti di polizia Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, uccisi ieri, qui vicino, nella sede della Questura della nostra città, mentre, con impegno e responsabilità, stavano svolgendo il loro dovere di garantire il bene prezioso di una convivenza ordinata e giusta”, ha ricordato il presule. A Matteo e Pierluigi, ha sottolineato, “è stata tolta la vita da un’insensata follia omicida, che ha lasciato tutti increduli e sbigottiti. E il dolore, che questa città di Trieste conosce da sempre per averlo provato tante volte lungo la sua storia, è ricomparso, acuto e lancinante, a pesare sul cuore di tutti, per la perdita di due giovani promettenti ai quali è stato rovinosamente rubato il futuro”. È soprattutto, ha evidenziato mons. Crepaldi, “il dolore dei familiari”, “che con questi figli amatissimi e cari avevano coltivato sogni e speranze”; è “il dolore del questore e di tutti i colleghi di Matteo e Pierluigi che con loro avevano condiviso progetti, fatiche e paure”; è “il dolore di tutta la città di Trieste che si ritrova ributtata dentro un quadro di orrore che pensava definitivamente collocato alle sue spalle”; è “il dolore della Chiesa di Trieste che chiede al suo Signore di salvarci e di liberarci dal male”. “A questo nostro dolore, carico di domande e povero di risposte – ha aggiunto -, voglio aggiungere il dolore di Dio, quel Dio che, per amore nostro, fu ucciso, in un susseguirsi vorticoso di vessazioni durissime, su di una croce. È il dolore del Dio Crocifisso, è il dolore dell’Amore, è il dolore di chi ha dato tutto se stesso fino al dono della vita. Al dono della sua vita uniamo il dono della vita di Matteo e Pierluigi, al suo dolore uniamo il nostro dolore”. Alla fine, infatti, “sarà il dolore di Dio la fonte di ogni nostra vera consolazione; sarà il suo dolore unito al nostro la forza che ci permetterà di vincere ogni disperazione; sarà il Crocifisso che porterà pace nei nostri cuori feriti e in rivolta, consentendoci di andare avanti”.

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