Ateneo Regina Apostolorum: padre Oyazún (rettore), “chiamati a prendere il largo per compiere una missione concreta al servizio della Chiesa”

Mons. Giuseppe Satriano all'inaugurazione dell'anno accademico 2019-2020 dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum

“L’Ateneo è una delle tante barche invitata da Cristo a ‘prendere il largo’ per compiere una missione concreta al servizio della Chiesa. Come istituzione universitaria siamo anzitutto una comunità. Questa visione comporta l’impegno a costruire e rinvigorire le relazioni e i legami interpersonali, continuare a promuovere un clima cristiano dove tutti si sentano accolti e motivati e a dare il meglio di sé nella propria formazione e nella ricerca del fine specifico della nostra istituzione”. Lo ha detto, ieri, padre Josè Enrique Oyazún, rettore dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2019-2020, alla quale ha partecipato anche il gran cancelliere, padre Eduardo Robles-Gil.
La lectio magistralis è stata affidata a mons. Giuseppe Satriano, arcivescovo di Rossano- Cariati e in passato studente dell’Ateneo conseguendo la licenza di Bioetica. “Non può esserci teologia e tanto meno evangelizzazione se non ci si lascia segnare e attraversare dalla Parola, facendosi permeare da quei valori evangelici capaci di edificare in noi la disponibilità del cuore all’inedito di Dio, alle sfide della vita, vivendo e agendo nell’unità dello Spirito”. Per il presule, “più che ritrovarci a discutere su quale metodologia attivare per evangelizzare, dobbiamo chiederci, se la nostra vita è secondo il Vangelo di Cristo. Scopriremo che c’è bisogno di riprendere in mano la vita e, ponendola sotto l’azione dello Spirito, lasciarla incamminare per davvero in scelte evangeliche che abbiano il sapore della misericordia, del perdono, dell’offerta di sé, della condivisione, della solidarietà, così come Gesù ci ha chiesto: ‘Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato’”.
Richiamando l’immagine di Maria, Regina degli Apostoli e, quindi, al momento in cui “la prima comunità dei credenti, fecondata dall’azione dello Spirito, si è ritrovata ad essere capace di generare alla fede”, mons. Satriano ha osservato: “Essere grembo capace di generare percorsi di vita credente, non è opera di innovative strategie di comunicazione, ma di un cuore che pur limitato si apre al tocco dell’Amore, sapendo trovare la ragione del vivere in Dio, testimoniando con la propria esistenza l’essenziale che nutre e il bello che da gioia, che da stupore”. Perciò, ha concluso l’arcivescovo, “teologia ed evangelizzazione sono attese a questa sfida, nuova e antica, dove coltivare ‘spazi vuoti’ e non ‘spazi prepotenti’, in cui lasciarsi parlare e riempire dall’amore che viene da Dio”.

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