Amazzonia: Buscemi (biblista), “atteggiamento predatorio e razzista del governo brasiliano”

“Il governo brasiliano ha un atteggiamento assolutamente predatorio, colonialista e razzista. Vuole fare venir meno tutte le politiche affermative dei popoli indigeni. Gli incendi scoppiano ovunque ma subito si interviene con gli aerei come ha fatto la Bolivia. Invece il governo ha tergiversato. Non comprende l’idea di una terra madre, come viene vissuta dagli indigeni. La concepisce solo come mezzo di produzione e pensa che gli indigeni siano una massa di vagabondi che non fanno niente”. Lo afferma in una intervista al Sir, in occasione del Sinodo per l’Amazzonia, Maria Soave Buscemi, milanese, missionaria laica fidei donum della diocesi di Novara, che vive in Brasile da 32 anni, naturalizzata brasiliana. Biblista, donna e laica, cammina a fianco dei popoli indigeni dell’Amazzonia, delle donne, del creato. E forma i nuovi missionari italiani (preti, suore e laici) in partenza verso l’America Latina nei corsi della Fondazione Cum (Centro unitario per la cooperazione missionaria tra le Chiese). Perfino i pastori e le pastore della Chiesa luterana di Svezia. È profondamente coinvolta nelle iniziative di dialogo ecumenico in Brasile. Viaggia molto per il Brasile e per l’Europa ma risiede nella prelatura di São Félix do Araguaia, vicino al parco indigeno dello Xingu in Amazzonia, nel Mato Grosso. È stata molto coinvolta nella fase preparatoria del Sinodo per l’Amazzonia che si svolgerà in Vaticano dal 6 al 27 ottobre. La zona dove vive in Brasile è abitata dagli Xavante, popolo di cacciatori e guerrieri. Negli anni ’50 e ’60, a causa dell’italiana Eni che aveva acquistato milioni di ettari nell’area, la popolazione Xavante è stata spostata con aerei a migliaia di km di distanza, perdendo in questo modo la propria terra e identità. Dopo decine di anni di lotte sono riusciti a tornare, ma l’agrobusiness aveva già distrutto e incendiato le foreste. Al posto degli alberi, delle piante e degli animali necessari alla sopravvivenza del popolo Xavante, pascolo e campi di soia, canna da zucchero e mais per la produzione di etanolo. “Il martirio non è solo quello dei tanti leader ambientalisti che muoiono per difendere la terra. È anche uno stillicidio di identità”, fa notare la missionaria. Il Sinodo per l’Amazzonia è perciò importante da un punto di vista “mistico-politico” e bisogna andare verso “un cambiamento epistemiologico”, così come indicato da Papa Francesco nella Laudato si’: “La terra non è un mezzo di produzione che dobbiamo dominare ma è la madre che ci sostiene e governa”. “Ecologia integrale vuol dire cambiare il modo di stare al mondo e di pensare. Se non cambiamo le pratiche sono solo bei discorsi. Dobbiamo veramente re-imparare la sobrietà”. La speranza è che l’eco morale del Sinodo possa incidere anche sulle politiche del governo brasiliano.

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