Sir: principali notizie dall’Italia e dal mondo. Governo, oggi il decreto sul rimpatrio migranti. Ecuador, proteste contro l’austerità

Migrazioni: Di Maio presenta il decreto sui rimpatri. Rinnovata la lista dei “Paesi sicuri”

Una stretta sui rimpatri, allargando e certificando nuovamente la lista dei Paesi sicuri e accelerando le procedure sul territorio italiano. Dopo l’annuncio dei giorni scorsi arriva il decreto targato Luigi Di Maio sui migranti. Oggi – riferisce l’Ansa – il ministro degli Esteri e capo politico M5S, assieme al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, presenterà il provvedimento dalla Farnesina. Sarà un decreto ministeriale, che non passerà quindi, dal via libera del Consiglio dei ministri. “Tra i leader della maggioranza Di Maio era stato tra i più prudenti sull’accordo di Malta sulla redistribuzione dei migranti. Il tema, sin dalla campagna elettorale del 2018, è tra i più cari al leader del Movimento che ora, senza più l’ingombrante ombra di Matteo Salvini, cerca di mettere la sua impronta sul dossier”. E lo farebbe partendo dai rimpatri, nervo scoperto della gestione della questione migranti anche nel governo giallo-verde. Sul decreto ministeriale, a poche ore dalla sua presentazione, vige il più stretto riserbo.

Afghanistan: aumentano le violenze contro i minori. Oltre 12mila bambini uccisi o feriti in un triennio

Il deterioramento della sicurezza in Afghanistan negli ultimi quattro anni ha portato a oltre 14mila “gravi violazioni” contro i bambini, tra cui circa 3.500 giovani uccisi e oltre 9mila feriti: lo rivela un rapporto dell’Onu diffuso ieri sera. Il segretario generale Antonio Guterres ha condannato “l’allarmante livello di gravi violazioni commesse da tutte le parti e il fatto che i bambini continuino a sopportare il peso del conflitto armato”. Gravemente preoccupante, afferma Guterres, è che i quasi 12.600 bambini uccisi o feriti nel 2015-2018 rappresentano quasi un terzo di tutte le vittime civili. C’è stato “un aumento dell’incidenza dell’82% delle vittime minorili rispetto a precedenti quattro anni”.

Ecuador: proteste di piazza per il piano-austerità deciso dal governo. Scontri tra polizia e manifestanti

In varie città dell’Ecuador ci sono stati scontri tra la polizia e i manifestanti che partecipavano allo sciopero nazionale indetto ieri per protestare contro il piano di austerità annunciato mercoledì dal governo. Gli incidenti più gravi, stando ai media ecuadoriani, sono avvenuti nella capitale Quito, dove almeno 20 persone sono state arrestate. Ci sono anche diversi feriti, tra cui dei giornalisti. Il piano del governo è stato definito dai dimostranti come “una stangata” economica che colpisce le fasce più deboli del paese. Tra le misure più controverse – specifica Euronews – c’è la soppressione dei sussidi al carburante che ha causato un’impennata del prezzo di benzina (da 1,85 a 2,40 dollari) e diesel (da 1,03 a 2,30 dollari). Gli scontri hanno spinto il presidente Lenin Moreno a dichiarare lo stato di emergenza per arginare la protesta popolare.

Madagascar: disboscamento selvaggio. Ankarafantsika: 1.300 ettari di vegetazione consumati dalle fiamme

Non solo il disboscamento selvaggio sta impoverendo l’ambiente naturale del Madagascar. Nel parco di Ankarafantsika circa 1.300 ettari di vegetazione sono stati consumati dalle fiamme dall’inizio dell’anno, tra cui 250 ettari di foresta. “La causa – secondo Radio France International – sono incendi appiccati dalla popolazione per produrre carbone e per preparare il terreno per la semina in vista delle piogge. “Abbiamo cercato di sensibilizzare le persone, ma con scarsi risultati”, afferma Ihando Andrianjafy, direttore regionale dell’ambiente. Adesso “stiamo cercando di intimidirle spiegando che provocare questi incendi è un crimine punibile con il carcere”, ha aggiunto. Da maggio le pattuglie di gendarmi nell’area sono state rafforzate e 16 persone accusate d’aver appiccato le fiamme sono state arrestate. Per risolvere il problema, lo Stato si basa anche sulla creazione di posti di lavoro nella regione.

Armamenti: Stati Uniti vendono 150 missili all’Ucraina. Costo stimato 39 milioni di dollari

L’amministrazione Trump ha approvato la vendita all’Ucraina di 150 missili Javelin e le relative rampe di lancio e attrezzature, per un costo stimato attorno ai 39,2 milioni di dollari. Lo rende noto il Dipartimento di Stato che ha dato il via libera all’operazione richiesta dal governo di Kiev. Operazione della quale si parlò anche nella telefonata del luglio scorso per cui Donald Trump è accusato di aver fatto pressioni sul leader ucraino Voldymyr Zelensky.

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