Francia: manifestazione “Marchons enfants”. Mons. de Moulins-Beaufort (presidente vescovi), “unico modo per le associazioni per farsi ascoltare”

Plauso dei vescovi francesi alla manifestazione “Marchons enfants” indetta da un cartello di associazioni domenica 6 ottobre a Parigi contro la revisione della legge sulla bioetica. “I cittadini sono liberi di manifestare. Noi vescovi abbiamo attirato l’attenzione sulla gravità rispetto a quello che si è in procinto di decidere. Incoraggiamo con forza i cittadini a esprimersi a proposito della legge”, dice al Sir mons. Éric de Moulins-Beaufort, presidente della Conferenza episcopale francese, da Santiago de Compostela dove è in corso l’assemblea plenaria di tutti i presidenti delle Conferenze episcopali europee (Ccee). “Manifestare per strada è una maniera come un’altra per esprimere le proprie opinioni politiche. Ripeto: qualunque sia il risultato della manifestazione e qualunque sia il voto finale della legge da parte dell’Assemblea nazionale, il lavoro della Chiesa non finisce qui su questo argomento come non finisce l’impegno dei cattolici per incoraggiare a vivere la vita umana in tutta la sua bellezza”. Sulle ragioni che hanno spinto le associazioni a indire una manifestazione, l’arcivescovo di Reims spiega: “Le associazioni ritengono che non ci sono altri modi per farsi ascoltare”. Nonostante i diversi contributi, le audizioni e il dibattito nazionale che si è aperto su questa revisione, “le associazioni hanno l’impressione che il mondo politico non abbia preso sul serio ciò che è stato espresso. I cittadini vogliono quindi far ascoltare la loro voce, far comprendere le ragioni delle loro preoccupazioni”. C’è spazio per un cambiamento di linea? “Alcuni deputati cominciano a dar voce a perplessità che fino ad oggi non si erano mai espresse”, risponde mons. de Moulins-Beaufort. In Francia esistono comunque due Camere. Anche il Senato farà il suo lavoro e il dibattito comincerà a gennaio. C’è quindi ancora spazio per la riflessione. “Chiediamo che i deputati e i senatori riflettano bene su ciò che andranno a decidere. Comprendiamo profondamente la sofferenza di chi non può avere figli ma torniamo a dire che non si può dare una risposta a questo dolore trasformando la procreazione in fabbricazione. Che lo si voglia o no, questo progetto di legge ci sta conducendo a questo”, conclude.

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