Giornata mondiale poveri: Enzo Bianchi, “sono il segno delle nostre ingiustizie, hanno molto da insegnarci”

“In questo pontificato, la Chiesa è più che mai richiamata a un’attenzione ai poveri, a operare concretamente per combattere la miseria, la fame, la violenza e alleviare le sofferenze di quanti sono vittime, scarti della società”. Lo scrive Enzo Bianchi, fondatore della Comunità di Bose, sul numero di novembre di Vita Pastorale, anticipato al Sir, in prossimità della Giornata mondiale dei poveri, che ricorre domenica 17 novembre. “Non sono meri destinatari della nostra cura e della nostra carità, ma sono soggetti che ci possono evangelizzare, detentori di un magistero al quale non siamo attenti e verso il quale non esercitiamo il nostro discernimento: hanno molto da insegnarci”. Bianchi osserva che “nelle loro esistenze c’è una forza salvifica, quella della croce che è stoltezza per il mondo, ma salvezza e potenza di Dio”. E dice, approfondendo il tema, che “i poveri sono il sacramento di Cristo, ‘una presenza del Signore’, ma sono anche il segno delle nostre ingiustizie e perciò possiedono una cattedra, un magistero che le Chiese devono ascoltare”. Ricordando la sua proposta di proseguire la “Cattedra dei non credenti” con una “Cattedra dei poveri”, il fondatore della Comunità di Bose auspica: “I poveri possano prendere la parola, dirsi, farsi conoscere, avvicinarsi, in modo che sia possibile toccarli come ‘carne di Cristo’, stringere la loro mano, abbracciarli e guardarli negli occhi – conclude Bianchi -. Sul rapporto con i poveri la Chiesa si gioca la propria fedeltà al Signore, perché esiste un vincolo inseparabile tra loro e la nostra fede in Cristo”.

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