Brasile: in forte aumento le violenze e le intimidazioni contro i giornalisti

Gli atti di violenza contro giornalisti e comunicatori in Brasile sono in continuo aumento. Lo rivela il rapporto “Diritto alla comunicazione in Brasile – 2018”, coordinato dallo studioso brasiliano Luiz Valério Trindade e presentato nei giorni scorsi a Brasilia. Lo studio conferma gli esiti del report recentemente diffuso dall’organizzazione internazionale Press Emblem Campaign, con sede in Svizzera, che colloca il Brasile all’ottavo posto nella classifica mondiale degli omicidi di professionisti della comunicazione, con quattro vittime accertate. Tra il 2014 e il 2018 ci sono stati 22 casi. Il Brasile condivide i primi posti di questa triste classifica con Siria, Messico, Afghanistan e Iraq.
Il rapporto è stato presentato dal Collettivo di comunicatori Intervozes ed evidenzia, tra gli altri documenti, un’indagine condotta dall’ong Articolo 19, la quale indica che il 70% dei crimini contro i comunicatori sono stati commessi da funzionari pubblici, in particolare politici e Polizia.
“Dalle elezioni del 2018 in poi, notiamo un peggioramento della polarizzazione, una maggiore violenza fisica e verbale contro i comunicatori, in particolare contro i comunicatori radio, i blogger, i giornalisti di piccoli media indipendenti”, afferma il giornalista Luciano Gallas, membro dal collettivo Intervozes, che aggiunge: “Non è solo un attacco al comunicatore. È anche un attacco alla stessa democrazia, alla libertà di espressione e alla stessa possibilità che il Paese possa imparare dai suoi errori”.

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