Don Gnocchi: mons. Paglia (Pav), “contrapporre alla cultura dello scarto la cultura della cura”

“La cura, nel suo significato più immediato chiede un atteggiamento contrario a quello ben più di moda che è mettere al centro il proprio interesse a scapito di quello degli altri. Lo chiamiamo, infatti, noncuranza. Sembra una parola lieve, ma pesa come un macigno: in una società della noncuranza, più sei debole più sei trasparente. E se diventi ingombrante, vieni scavalcato, superato, scartato. Di fronte a questa contraddizione abbiamo un solo correttivo: contrapporre alla cultura dello scarto la cultura della cura. Una cultura che si estende a tutta la vita, sia nella sua dimensione temporale che di senso. Va quindi oltre la dimensione della salute o il comparto della sanità”. Lo ha detto mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita (Pav), nella relazione “Stare accanto alla vita” che stamattina ha aperto a Roma i lavori del convegno della Fondazione don Carlo Gnocchi onlus. Nella tradizione cristiana, ha precisato, “‘la cura, l’aver cura’ è dimensione fondamentale” e “la cura delle ferite del corpo non è mai stata disgiunta dalla fede nella risurrezione della carne”. La malattia, da parte sua, non è “un semplice fatto biologico: va letta anche come metafora della vita che si accompagna anche al dolore e alla sofferenza. Si tratta di un mistero che segna le nostre vite”. Curare, ha concluso Paglia, “richiede l’orizzonte dell’amore, l’unico nel quale si realizza quel coinvolgimento profondo tra chi cura e chi è curato”.

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