Carceri: Flick (costituzionalista), “il processo di riforma del sistema si è interrotto”

“Il peggior male della giustizia, oggi in Italia, ha le sue radici dentro il carcere”. Lo dice Giovanni Maria Flick, giurista, accademico, già ministro e presidente emerito della Corte Costituzionale, in un’intervista rilasciata a Vita Pastorale e pubblicata sul numero di novembre, anticipato al Sir. “Lo stato di salute della giustizia, anzi quello della società, lo si misura in primis da come funziona il carcere. Da come si rispetta in esso il principio della pari dignità sociale, che impedisce di utilizzare le persone come strumenti e deve garantire a tutti l’eguaglianza sostanziale. Il processo di riforma epocale del sistema carcerario si è interrotto”, osserva Flick. Che avverte: “Si sta chiudendo il canale di comunicazione tra la società e il mondo del carcere, faticosamente avviato con l’ordinamento giudiziario del 1975 e l’introduzione delle misure alternative al carcere del 1986”. La preoccupazione del costituzionalista è che “si interrompa il percorso sulla giustizia riparativa”. Per “umanizzare” il carcere, Flick pensa alle “misure alternative” che “vengono considerate solo uno strumento per decongestionare il carcere (e attenuare, quindi, la sua disumanità), e non come una componente essenziale del trattamento”. “Tutto questo è molto pericoloso. Così si rischia di far diventare il carcere l’unica pena, ma la Costituzione non prevede questo. Un altro interrogativo pesante nasce dalla convinzione che il carcere per essere sicuro dev’essere carcere duro”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Territori

Informativa sulla Privacy