Suicidio assistito: mons. Meini (Fiesole), garantire “l’obiezione di coscienza”. “Non si può procedere per slogan e semplificazioni”

“Nessuno oggi vuol imporre un dogma di fede a chi non è credente. Parliamo come cittadini e vogliamo esprimere le nostre convinzioni insieme a tutti i cittadini, tanti o pochi che siano, cristiani, islamici, induisti, buddisti, agnostici, atei, che liberamente affermano il rispetto della vita e negano l’esistenza di un diritto alla morte. Non possiamo tacere e non dobbiamo isolarci, né farci isolare”. Lo scrive oggi mons. Mario Meini, vescovo di Fiesole e vicepresidente della Cei, nell’editoriale “Diritto di parola e di scelta per i cristiani e non solo” pubblicato da “Toscana Oggi”. Il presule richiama lo “sconcerto” dei vescovi italiani rispetto alla sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha ritenuto “non punibile chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio”. “È lo sconcerto – nota Meini – di tanti cittadini, anche di sensibilità e culture diverse e magari anche sentito ed espresso con diverse sfumature, ma sempre dettato dalla profonda convinzione ‘che esista un diritto alla vita, perno di tutti i diritti della persona, non un diritto alla morte’”.
Il vescovo sostiene che serva “una limpida testimonianza di coerenza”: “Sto pensando ai molti malati con patologie umanamente irreversibili e alle molte famiglie che li assistono, che danno prova di serenità, fiducia, senso della vita. Sono loro che, magari tacitamente, offrono a questo dibattito l’apporto più credibile. Sto pensando – prosegue – a tanti operatori e volontari che si dedicano generosamente all’aiuto di queste persone e di queste famiglie”. Dobbiamo prendere atto, aggiunge Meini, che “questa realtà esiste, che non abbandona il malato e lo circonda di affetto, mentre lo sostiene con le sempre più affinate cure palliative”. Inoltre, “la coerenza – sottolinea il vescovo – include anche l’obiezione di coscienza da parte di medici, operatori sanitari e responsabili di strutture sanitarie”. Con “l’impegno della preghiera”, mons. Meini evidenzia “la necessità di una profonda e costante formazione a vari livelli, da quello specialistico degli esperti a quello popolare e diffuso dei semplici cittadini. In questa materia non si può procedere per slogan e semplificazioni”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Riepilogo

Informativa sulla Privacy