Missione: mons. Coter (Bolivia), essere cristiani in Amazzonia “significa annunciare Dio nel rispetto dell’ambiente”

In apertura del Forum missionario nazionale sul tema “La missione fa la Chiesa: battezzati e inviati per la vita del mondo”, organizzato dalla Fondazione Missio, che si sta svolgendo alla Fraterna Domus di Sacrofano da ieri, 28 ottobre, a giovedì 31, dopo i saluti di mons. Francesco Beschi, presidente di Missio e della Commissione episcopale per l’evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese, è intervenuto mons. Eugenio Coter, vicario apostolico di Pando (Bolivia), partecipante al Sinodo dei vescovi appena conclusosi.
Il presule ha sottolineato l’urgenza di cambiamento da parte di tutti nei confronti della preservazione della Regione Amazzonica, indispensabile per la Terra da un punto di vista ambientale e non solo: “L’Amazzonia appartiene a nove Paesi diversi – ha detto – ma ogni 10 secondi se ne va un ettaro di foresta”, perciò la sua sopravvivenza è interesse di tutti. Eppure, questa regione è “il secondo luogo più fragile del mondo per il clima e per i conflitti: non è un’area in guerra ma qui i conflitti sono reali”. Per il presule, c’è “un unico progetto sull’Amazzonia: lo sfruttamento per estrarre tutto ciò che serve, come legnami preziosi, oro e minerali, il disboscamento per favorire allevamento e monocoltivazioni”. Essere cristiani in Amazzonia “vuol dire saperci stare evangelicamente ed eticamente. Vuol dire contemplare Dio, ma anche annunciarlo nel rispetto dell’ambiente”.
L’intervento di mons. Coter è proseguito con la sintesi dei contenuti del documento finale del Sinodo per la Regione Panamazzonica, che parla di “conversione integrale”, intesa come ecologica, pastorale e sinodale: l’obiettivo è quello di arrivare a una Chiesa in uscita per entrare nei cuori dei popoli amazzonici, “non una Chiesa che visita e poi rientra, ma che sta con la gente”. “La nostra – precisa mons. Coter – è una Chiesa laicale: nel mio vicariato abbiamo 200 celebrazioni della parola e 30 messe ogni domenica. Ho soltanto 11 sacerdoti: è come se in Italia ce ne fossero solo 2.500 (in rapporto al numero della popolazione). È una Chiesa fatta di ministeri laicali”.

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