Diritto umanitario internazionale: mons. Olivera (ordinario Argentina), “condizioni di detenzione umane alla base del diritto alla giustizia”

“Assicurare condizioni di detenzione umane è una base del diritto alla giustizia. Perché le carceri non diventino mondi di mezzo e scuole di violenza”. Lo ha detto mons. Santiago Olivera, ordinario militare in Argentina, intervenendo oggi a Roma al 5° corso internazionale di formazione per cappellani militari cattolici al diritto internazionale umanitario, promosso dallo Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale e dalle Congregazioni per i vescovi e per l’evangelizzazione dei popoli. Il vescovo ha indicato i casi di detenzione dei militari in Argentina dopo la dittatura in contrasto con i diritti umani. “Un ufficiale di marina di 82 anni è stato arrestato nel 2011. Mentre era in carcere è stato insultato e ha sofferto molte privazioni. È stato assolto dopo 8 anni. Un altro è stato arrestato a 65 anni, ha trascorso 6 anni in prigione e poi è stato assolto. Era stato ricoverato anche in una clinica psichiatrica da detenuto. Un miliare è stato arrestato nel 2009 a 81 anni per una presunta partecipazione a una rivolta illegale. È morto in carcere senza essere stato giudicato”. Episodi che, secondo l’ordinario, fanno riflettere sul tempo medio della custodia cautelare. “Nel mio Paese in media è di sei anni. E quando arriva a essere di 10 anni, la detenzione preventiva è una condanna vera e propria”. “Il degrado delle persone si verifica spesso perché l’aumento della popolazione carceraria non va di pari passo con l’aumento delle risorse umane ed economiche, ma si poggia su strutture e risorse insufficienti. Si tratta di un grave problema umanitario che condiziona la vita delle persone in carcere”. Di qui l’impegno della Chiesa. “I luoghi di detenzione sono specchio della società e la Chiesa non deve essere estranea da questo mondo. Abbiamo la responsabiltà di aiutare i nostri fratelli e sorelle a vivere meglio alla luce del Vangelo. Abbiamo bisogno di ponti che permettano il ripristino dei diritti. La base di uno Stato non deve essere l’odio”.

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