Diritto umanitario internazionale: card. Ouellet (Congregazione vescovi), “abbia ruolo strategico per individuare e attuare soluzioni a conflitti”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Il dialogo umano e umanitario, la relazione tra individui che comunicano tra di loro in situazioni particolari non è per noi cristiani un atteggiamento opzionale o mosso dal calcolo. Ha a che fare con Dio stesso che è comunione”. Lo ha detto il card. Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, aprendo oggi il 5° corso internazionale di formazione per cappellani militari cattolici al diritto internazionale umanitario, promosso dal Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale e dalle Congregazioni per i vescovi e per l’evangelizzazione dei popoli. Ricordando la ricorrenza del 70° anniversario delle quattro convenzioni di Ginevra su feriti e prigionieri in guerra, il porporato ha evidenziato che “la cultura del dialogo conduce al rispetto dell’altro e alla fraternità”. “Soprattutto il dialogo tra credenti, oltre a essere un argine a inimicizie e guerre, è fermento per la comunione tra i popoli”. Di qui l’auspicio di “un rinnovato impegno per affrontare i problemi che si affacciano nell’applicazione del diritto umanitario, in particolare nella privazione della libertà personale nei contesti di guerra”. “Il mondo globalizzato è famiglia di popoli – ha aggiunto il cardinale -. Le sfide emergenti sono numerose e impegnative. È importante quindi che il diritto internazionale abbia un ruolo strategico per individuare e attuare soluzioni riguardanti tutti i tipi di conflitti. Il diritto internazionale realizzerà i suoi compiti se sarà portatore di vera giustizia, in quanto la pace non può che essere il frutto della giustizia”. Un contesto in cui “l’apporto degli ordinariati militari è importante sul campo e nella formazione dei militari”. “I cappellani sono sempre più impegnati in missioni internazionali di pace. Da qui la necessità di un’approfondita preparazione basata sul diritto umanitario”.

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