Terremoto Centro Italia: mons. Boccardo (Spoleto-Norcia), “un terremoto, non di quelli veri, che faccia rotolare la pietra della burocrazia”

“Vogliamo che anche queste nostre vallate possano primo o poi risorgere dalle ferite dei terremoti”. È la preghiera che il parroco di Preci, don Luciano Avenati, ha elevato durante la fiaccolata svoltasi sabato 26 ottobre presso l’abbazia di S. Eutizio a Preci promossa in occasione dei tre anni dalla prima violenta scossa di terremoto, quella del 26 ottobre che ha causato, tra l’altro, il crollo della chiesa di S. Salvatore a Campi di Norcia e che ha preceduto quella ancor più forte del 30 ottobre. Guidata dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, la fiaccolata ha visto la presenza di numerosi fedeli e del sindaco di Preci Massimo Messi. La processione si è conclusa all’interno del primo chiostro dell’Abbazia di S. Eutizio: grazie all’autorizzazione della Sovrintendenza e ad una delibera del Comune di Preci, per la prima volta dal terremoto i fedeli sono potuti rientrare nel luogo dove S. Benedetto apprese i rudimenti della fede. Commentando il passo del Vangelo dove si racconta delle donne che vanno a visitare la tomba di Gesù e di un grande terremoto che face rotolare via la pietra del sepolcro, mons. Boccardo ha ricordato che “il terremoto ha portato distruzione, fatica, amarezza, frustrazione, perché vediamo che le ferite che ha causato non sono ancora rimarginate. Abbiamo bisogno di recuperare la speranza e la fiducia, che sono degli atteggiamenti del cuore della vita dell’uomo. Ma l’uomo da solo, lo sappiamo, non se li può dare: abbiamo bisogno di attingere a una sorgente buona, che è Gesù, la fiducia e la speranza per continuare a guardare avanti”. La preghiera “è che ci sia ancora un terremoto, non di quelli veri, che venga a rotolare la pietra della burocrazia che continua a bloccare e ritardare i lavori della ricostruzione. Chiediamo al Signore che il ‘terremoto ideale’, quello che muove le volontà e che fa nascere la determinazione, venga a smuovere e far rotolare questa pietra che impedisce la ricostruzione dei muri e della vita, delle relazioni umane e della solidarietà, dell’aiuto reciproco e del rapporto interpersonale”. “Preghiamo – ha concluso l’arcivescovo – per quanti ci governano, perché abbiano il coraggio necessario per qualche decisione che sia portatrice di vita e che permetta di vedere che veramente si ricomincia, non solo a parole e promesse ma con realizzazioni che si possano toccare con mano”.

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